[RevieWaste] Hellblinki – Oratory

Gli Hellblinki sextet sono un trio steampunk del Nord Carolina. Detto così sembrano degli idioti, ma come ogni gruppo indie che tenta di emergere, cerca di far riscontrare un qualcosa di strano sin dal nome. Il loro unico album che ho e’ Oratory, acquistato circa due settimane fa; mi hanno colpito sin da subito,vuoi per la voce del cantante fortemente modificata attravero filtri, vuoi per le sonorita’ particolari, a causa dell’unione di strumenti quali piano, synth e violini. C’e’ da dire, inoltre, che mi hanno sorpreso con la quinta canzone dell’album, Bella Ciao. Dopo i primi quattro brani (il primo si chiama The end, per fare gli alternativi ad ogni costo) abbastanza veloci e melodici, pur avendo la voce del cantante che sembra quasi stonare con il resto, ci ritroviamo con la nota canzone italiana.

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La donna, con forte accento straniero e accompagnata da archi e basso e nel ritornello da una tromba e da una batteria, si lancia in uno dei pezzi che piu’ si distacca dallo stile del gruppo, senza pero’ risultare inopportuna o fuori posto. Seguono dunque Fernando (un intermezzo) accompagnato da un altro intermezzo (Drums). Arriviamo dunque a Ruckus, canzone che sembra presa di peso dal passato, con un ritornello che torna ossessivamente ogni 8 battute e la voce della donna che accompagna magistralmente il sobrissimo cantante. Con la canzone “La La La” sembra di entrare in un Luna Park demoniaco, in cui un folle ci accompagna in un viaggio tra le varie attrazioni, per poi passare a “Tango” cantata nuovamente dalla donna, molto meno strana o particolare, ma non per questo meno interessante.

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Con “Can be free” possiamo sentire la voce del cantante al naturale, insieme alla tromba che lo segue fedelmente ad ogni nota, accompagnandoci nuovamente verso una canzone che sembra uscire da un Luna Park dalle tinte dark, Wicked World, unita alla voce femminile che arriva direttamente dagli anni 20. Segue “No place to go”, volutamente rovinata da un sottofondo stile nastro magnetico e con suoni provenienti quasi da una festa di paese (leggasi Fisarmonica). Nella canzone successiva, Indelicate Brew, c’e’ l’alternarsi di una parte relativamente tranquilla (con voce femminile) ed una molto piu’ veloce e “malata” (voce maschile), quasi a dover confermare le differenze ma anche i punti d’incontro tra i due. Arriva dunque River, il pezzo piu’ lungo dell’album e che sembra quasi preso da un film di spionaggio (il sottofondo mi ricorda molto i primi film con James Bond). In questo caso le due voci si fondono perfettamente senza creare una contrapposizione vera e propria, cercando di mantenere lo stesso stile e velocita’ per tutto il tempo; ed eccoci dunque al finale: Hope, canzone aperta da un narratore e da sonorita’ quasi New Age, quasi interamente strumentale e con il suono meccanico di una bobina cinematografica che giunge al termine, rappresentazione ideale del genere steampunk.
Giungendo al termine di quest’album ho provato ad immedesimarmi in un ambiente steampunk, e devo dire che sarebbe proprio il genere di musica adatto a questo tipo di ambientazione.
Consiglio l’ascolto a chiunque volesse provare a sentire qualcosa di alternativo e lontano dalla realta’, con un unico momento di contatto con il nostro presente (vedasi Primavera Araba) e con il nostro passato (Resistenza), riscontrabile in Bella Ciao. Fatemi sapere cosa ne pensate, prossimamente passero’ qualche loro canzone in trasmissione.
Stay tuned!!

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