Chelsea Wolfe – Abyss (2015)

Questo Abcoveryss viene dopo il già recensito Pain is Beauty della cantautrice statunitense, ed ha il merito di essere frutto della macerazione di quest’ultimo lavoro e del suo primo Apokalypsis del 2010.

Di Pain is Beauty c’è la dolcezza ferale del dolore e della sua voce, di Apokalypsis torna una certa aggressività musicale nella forma di effetti elettronici, di ritmi e di sound.
La primo nesso che viene in mente all’orecchio attento è l’incipit dell’album, l’inizio di Carrion Flowers (fiori di carogna), che ricorda molto le trovate presenti nell’album che si chiama proprio Abisso degli OvO. Ci sono similitudini di sound, anche se gli OvO hanno tendenze molto più tribalistiche, elettroniche ed estreme.
In Iron Moon si inizia a sentire una bella alternanza tra un sound doom, che rimarrà nel resto della produzione, e la voce delicata della cantautrice, che disegna cieli morti e terre desolate.
Per tutto l’album rimarrà, perfettamente equilibrata, quella sensazione di vacuità, di disperazione. L’essere gettati un abisso e sentirne tutto il vuoto sopra di sé.
Niente può meglio del doom creare l’ambiente giusto, ed il contrasto con la voce di Chelsea Wolfe, sussurrata, leggera, a tratti persa produce un’alchimia unica. Un equivalente depresso del soave.

Non teme di affrontare la morte, la sofferenza, il dolore, la caduta e la sopravvivenza, il silenzio, l’amore e l’abbandono. Sono tutte esperienze già vissute ed espresse dolorosamente.
Ci sono poi delle chicche come gli archi di Crazy Love e Grey Days, e la fantastica trovata di Color Of Blood, cantata come se avesse del sangue in bocca.

Un album carico di emozioni forti, che per 11 tracce dà il sapore dolce e amaro dell’abisso in cui tutti ci siamo trovati.
Chelsea Wolfe, ancora, la voce dark della musica contemporanea.

 

 

Pubblicato da

Manuel D'Orso

Manuel D'Orso

Email: manuel.dorso@collectivewaste.it

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