Diagrams – Black Light (2012)

Sam Genders è un nome che probabilmente non vi dirà niente, ma in effetti qualche suo lavoro l’ho già trattato. Stiamo parlando del fondatore ed ex frontman dei Tunng, gruppo molto interessante con sonorità particolari dovute anche all’utilizzo di strumentazioni non convenzionali.

Non conosco le ragioni del suo allontanamento dal suo gruppo di origine e ne sono amareggiato, ma allo stesso tempo spero che sia riuscito a fare qualcosa di buono anche per conto suo. Con la band Diagrams ha pubblicato due album, Black Light (2012) che sto per ascoltare e Chromatics (2015) , che non mancherò di recensire. Partiamo subito con la recensione in tempo reale.

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  1. Ghost Lit parte immediatamente con la voce che ha caratterizzato i Tunng, rassicurante, ripetitiva e accompagnata da effetti sonori particolari, riscontrabili soprattutto intorno ai due minuti. Gli archi presenti sono un’aggiunta gradita rispetto al passato.
  2. Tall Buildings sembra partire come una canzone dei Queen per poi diventare electro-pop. Il gioco presente tra le due voci (entrambe di Sam Genders, sembrerebbe) contribuisce a migliorare il tutto. Sui tre minuti è la voce a dettare il ritmo.
  3. Night All Night vede la solita voce del cantante a fare da controcanto a se stesso; intorno al primo minuto arrivano la ripetizione e l’attenzione data al suono delle parole tipiche dei Tunng.
  4. Appetite strizza l’occhio ad un’elettronica anni 80, fino al ritornello che vede l’intervento degli archi. Una seconda voce si sente in lontananza, quasi a rispondere alla prima.
  5. Mills segue il ritmo del basso. Sam canta ogni sillaba solo nel momento in cui la linea di basso procede. Grazie a questo espediente tutto il pezzo risulta molto ritmato.
  6. Antelope vede l’aggiunta di un suono particolare che non sono riuscito ad analizzare a fondo, sembrerebbe il verso di un animale imitato da uno strumento tipo synth.
  7. Black Light è un pezzo molto pop, ritmo costante, melodia ripetitiva e che entra in testa. Intorno ai 3 minuti ci sono alcune pause che spezzano la continuità altrimenti costante all’interno del brano.
  8. Animals ricalca perfettamente una canzone tipo dei Tunng: strumenti strani, coretti in lontananza, una voce femminile accennata.
  9. Peninsula è abbastanza banale e pop, con finale improvvisamente corale ed accompagnata da drum machine. Il pezzo dura 8 minuti, senza questo cambiamento sarebbe risultato molto pesante, secondo me. Dopo 14 minuti di silenzio parte una ghost track, contenente inizialmente solo voci e batteria che simula le pale di un elicottero. Si aggiungono dunque gli altri strumenti per un finale tipico da canzone pop, senza ulteriori sorprese.

Cosa dire? Mi sembra che sia un album dei Tunng, più allegro ma molto meno sperimentale. La mancanza di  Becky Jacobs (voce femminile dei Tunng) e di Mike Lindsay (chitarrista e secondo cantante) si sente e in generale Sam Genders mi sembra aver preso una strada pop; spero che non sia così, rimando ulteriori aggiornamenti al momento in cui ascolterò il suo secondo album, per confermare o smentire questa impressione.

Non si tratta comunque di un album da buttare, quindi buon ascolto in ogni caso!

 

 

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