The Aristocrats @ Planet Live Club (18/02/2016)

IMG_20160219_225345Il club era più gremito del previsto al mio ingresso con Federico, Luca, Tullio e Sandro. Data la vocazione piuttosto “di nicchia” del super trio abbiamo subito notato una sovrabbondante presenza maschile (per cause di mera statistica), alla quale i componenti sembravano abituati, tanto da scherzarci su dal palco.
L’ironia e il divertimento sono il filo portante delle produzioni della band strumentale insieme ad una stupefacente qualità tecnica.

Il trio strumentale è nato in California dopo una sorta di jam session al NAMM Show del 2011 e unisce le influenze e le capacità del chitarrista inglese Guthrie Govan del bassista americano Bryan Beller e del batterista di origine tedesca Marco Minnemann.
La performance dell’ultima tappa del loro tour è stata, come un po’ tutta la loro produzione, dominata da una stupefacente mostra delle capacità tecniche del trio unita all’ironia che contraddistingue i personaggi.
Si sono protratti in aneddoti divertenti di accompagnamento ai vari brani raccontando gli episodi e le emozioni che li hanno portati a comporre i pezzi.
Questa tipologia di scaletta ha reso le due ore di concerto strumentale decisamente più piacevoli evitando momenti di noia ai pochi che non avevano gli occhi fuori dalle orbite per le acrobazie sui tre strumenti.
Musicalmente i brani sono brillanti e divertenti, e sanno davvero dipingere nella mente dell’ascoltatore scene, persone ed emozioni dimostrando quindi una spiccata capacità compositiva oltre che di esecuzione.
Il loro sound è molto americano, avvicinabile a Primus e Buckethead.
Immancabili poi, i tanto amati pupazzetti di gomma usati come strumenti musicali accanto ad una improvvisata tastiera su iphone suonata ad una mano mentre con l’altra Minnemann continuava la drumline.

IMG_20160219_225351Il tour seguiva l’uscita dell’album Tres Caballeros terzo album della band assieme ad altrettanti album live, mentre singolarmente i musicisti rimangono piuttosto nell’ombra in fatto di pubblicazioni “importanti”. I tre sono infatti prevalentemente impegnati in lavori da turnisti e meno predisposti a progetti individuali e/o collettivi, il che li rende oggetto delle attenzioni dei cosiddetti “addetti ai lavori” più che di quelle di pubblico e critica.
Bryan Beller ad esempio ha suonato con Joe Satriani e Steve Vai ma anche con Eros Ramazzotti e il James LaBrie solista (a dir poco trascurabile).
Marco Minnemann ha suonato con Paul Gilbert e molto collaborato, insieme anche a Govan, con Steven Wilson. Guthrie Govan ha timidamente approcciato la carriera solista nel 2006 (10 anni fa) senza poi perseguirla discograficamente.
Questo mi porta a considerare quanto queste personalità eccellenti della tecnica siano carenti di intraprendenza personale, caratteristica piuttosto comune negli esecutori di alta classe. Lavorano infatti al fianco di grosse produzioni a loro però estranee, anche se spesso nello stesso ambiente musicale, ed hanno bisogno della visionarietà e creatività di un personaggio come Steven Wilson o dell’ “incentivo economico” di grossi produttori internazionali.
Per questo trovo grande interesse nelle produzioni degli Aristocrats e dei progetti di Steven Wilson che li vedono coinvolti.
Preferisco ascoltare progetti occasionali e/o sperimentali,  che i loro nomi si possono permettere, piuttosto che leggere lunghe file di collaborazioni.
Questa ovviamente rimane una opinione da ascoltatore critico e non da professionista della musica, che vedrà a ben altri benefici rispetto a quelli della soddisfazione personale.

L’esperienza di ascolto è stata in ogni caso eccezionale e rimarrà memorabile per appassionati e profani la bravura e il sorriso con cui questi grandi musicisti salgono sul palco.

 

 

P.S. Approfitto per far notare come i miei adorati Ephel Duath abbiano collaborato con entrambi Minnemann e Beller nella loro ultima produzione del 2013 Hemmed by Light, Shaped By Darkness a riprova del vanto italiano dell’avantgarde metal.

Pubblicato da

Manuel D'Orso

Manuel D'Orso

Email: manuel.dorso@collectivewaste.it

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