Collettivo Phthorà: Chi? Come? Quando? Perché?

Conosco il Collettivo Phthorà da un bel po’. Precisamente da quando non era ancora un collettivo e durante una jam session a casa di Luciano Cocco, si parlava di formare un gruppo di sperimentatori professionisti. I musicisti che ne fanno parte, Luciano appunto, Filippo, Francesco e Ivan, sono quanto di più interessante stia accadendo in questo periodo nella scena musicale di Frosinone.
Si dà il caso che i suddetti siano peraltro amici del sottoscritto, il che non vorrei inficiasse il peso delle mie parole, dato che la nostra amicizia non è che una delle conseguenze di un’affinità musicale e spirituale. Per questo ho deciso di raccontarvi in questo articolo un paio di cose, ovvero come è capitato di conoscerci e perché mercoledì 8 giugno, al Lebò Club di Frosinone, succederà qualcosa di molto importante (segnatevi questa data sull’agenda).
Cercherò di essere scherzosamente didascalico.
Quando ho conosciuto gli attuali membri del Collettivo Phthorà, questi non erano che un gruppo di prodotti umani del Conservatorio di Frosinone, in giro per la provincia, studenti appassionati di jazz, musicisti impegnati a diffondere la propria arte. Ho ascoltato la prima volta Ivan (Liuzzo), senza che ci conoscessimo, mentre suonava in un trio formato da batteria, basso elettrico e vibrafono (forse c’era anche un sax, forse quel sax era Danilo Raponi), e mi colpì soprattutto per una meravigliosa versione di “Naima”.
Luciano (Cocco) e Filippo (Ferrazzoli) invece, risalgono, nella mia memoria, a un momento di molto precedente, quando suonavano nei Coemme2 con Matteo Panetta. Devo al primo, per ragioni che non sto qui a spiegare, il mio ingresso in questa scena meravigliosa di giovani e folli jazzisti del frusinate, che idealmente mi ha portato fino alla scrittura di questo papello.
Francesco Abbate, invece, l’ho conosciuto per ultimo, una sera alla Cantina Mediterraneo. Di lui mi colpirono due cose: un silenzio misterioso e una giacca maestosa.
Questi quattro ragazzi hanno messo su qualcosa di veramente interessante dando vita al famigerato Collettivo Phthorà. Parlare solo di jazz sarebbe eccessivamente riduttivo, si tratta invece di un gruppo di musicisti dedicati alla contaminazione più completa, impegnati a sperimentare, a coinvolgere, a promuovere l’espressione.
L’invenzione più riuscita del Collettivo è stata quella di costruire un appuntamento fisso nel cuore di Frosinone, dove, ogni mercoledì, da alcuni mesi a questa parte, è stato possibile ascoltare, grazie a loro, un catalogo variegato di artisti e proposte, tale da farmi rimpiangere una mia pur breve permanenza nella Capitale. Al Lebò Club, che ormai è diventato uno dei centri nevralgici del discorso musicale della provincia, ho avuto così la fortuna di ascoltarli insieme al talentuoso rapper ADV (sul palco insieme all’altrettanto valido Mind), oppure impegnati con il batterista Stefano Costanzo, o ancora con Wound (googlate il tutto e capirete perché la parola jazz è riduttiva).
Mercoledì scorso, dopo averli lasciati per un po’, li ho ritrovati ad eseguire tre composizioni, in solo (in ordine: Filippo, Francesco e Ivan). È stato proprio chiacchierando con Ivan, dopo il concerto, che ho riacquistato la voglia di parlare della mia passione per la musica improvvisata e parte della colpa di questo fiume di parole è anche sua.
Veniamo ora al secondo punto. Il secondo punto è che mercoledì prossimo, 8 giugno, si chiude la stagione degli appuntamenti settimanali al Lebò, e non con un evento qualsiasi.
Il Collettivo, in formazione larghissima (insieme a Stefano Costanzo e Ron Grieco), suonerà insieme a Lisa Mezzacappa, jazzista americana (di San Francisco), tra le figure di spicco della scena contemporanea americana. Non so come abbiano fatto ma sono felice con loro di questo risultato, avendoli seguiti fin dagli esordi di questa tortuosa ricerca.
Ho scritto tutto l’articolo per dire una ed una sola cosa: questo evento è imperdibile. E detto da un cinico, diffidente, scettico come me è tutto dire. A Frosinone, al Lebò, sta per succedere qualcosa di storico. E non dobbiamo perdercelo per nessuna ragione al mondo.

Per maggiori informazioni: https://www.facebook.com/events/1091963170849991/

P. S. : Sarà presente anche l’autore dell’articolo, opportunamente munito di prevendita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *