The Byrds – Fifth Dimension

Autore: The Byrds

Titolo Album: Fifth Dimension
Anno: 1966

Casa Discografica: Columbia Records
Genere musicale: folk rock, rock psichedelico

Voto: 9
Tipo: LP

Sito web: http://www.thebyrds.com/

Membri band:
Roger McGuinn – chitarra a 12 corde, voce
Gene Clark – tamburello, voce (tracce 7 e 9)
David Crosby – chitarra ritmica, voce
Chris Hillman – basso
Michael Clarke – batteria

Tracklist:
1. 5D (Fifth Dimension)
2. Wild Mountain Thyme
3. Mr. Spaceman
4. I See You
5. What’s Happening?!?!
6. I Come And Stand At Every Door
7. Eight Miles High
8. Hey Joe (Where You Gonna Go)
9. Captain Soul
10. John Riley
11. 2-4-2 Fox Trot (The Lear Jet Song)

Il terzo album di The Byrds, rispetto ai primi 2, è già un’altra storia. Non è esagerato dire che la psichedelia nasca proprio da qui. David Crosby mescola il suo animo anarchico e le sue trovate musicali geniali con le influenze jazzistiche di John Coltrane e della musica indiana e con il libero consumo delle droghe ed ecco che ne esce una nuova cultura musicale-sociale che ha in un certo tipo di ascolti e in un certo stile di vita i capisaldi. Detto così potrebbe sembrare azzardato o semplicistico, ma non lo è. Eight Miles High è di fatto una perla psichedelica e fonda un genere e una controcultura. Fu vietata da molte radio per la sua portata “proibita”. Di fatto scardina l’impianto melodico rassicurante e timeless di Crosby e Clark e si colloca nell’avanguardia musicale. Sonorità del tutto inedite, prima di allora non c’era mai stato nulla del genere. Che poi la ricerca sonora anarchica del caro genio Crosby come si sposa bene con la 12 corde di McGuinn, con il suo jingle janlge, e con le meravigliose armonizzazioni vocali dei 3 (Gene Clark era andato via durante la registrazione dell’album ma il suo contributo in questo brano è presente). Come già la loro cover di Mr. Tambourine Man era stata lo spartiacque che di fatto inventò il folk-rock, così Eight Miles High è il primo capitolo del rock psichedelico. Le atmosfere lisergiche permeano un po’ l’intero album e sono ben riconoscibili anche in altri brani. 5 D (Fifth Dimension), la title track, è un pezzo country dai toni epici. Qualcuno dirà “la solita ballad alla Byrds maniera”. Invece è già molto di più. Una psichedelia appena accennata, embrionale, già l’influsso della musica indiana, già la contaminazione. E poi sonorità da folk scozzese e le armonie vocali eccelse, as usually. Wild Mountain Thyme è un pezzo più traditional, una ballad come ce ne sono tante nei primi 2 album. Aggraziata, a tratti soave, giocata su quell’intreccio di voci che ben conosciamo. Ma nulla di nuovo. Gene Clark andò via dopo aver inciso Eight Miles High (brano in cui il suo contributo è molto forte) e dopo aver lasciato un cammeo con l’armonica a bocca in Captain Soul, un pezzo strumentale molto bluesy. La sua dipartita si fece subito sentire. Clark era il vero compositore del gruppo. McGuinn uno splendido esecutore. Crosby un inventore di genialate avanguardistiche e un discreto compositore. La parte forte del songwriting si ritrovò orfana dopo che Clark andò via. Perché lo fece? Il suo animo dolce e ribelle di folksinger alla Dylan necessitava di carriera solista subito, semplicemente. Si vocifera anche che fosse un po’ malvisto dagli altri proprio per il suo talento compositivo così innato, così naturale, da destare un po’ di invidia. Andò via quindi. Ma non prima di aver lasciato la sua immensa lezione. John Riley è un altro brano piuttosto classico di casa Byrds. Si tratta di una cover di un pezzo di Bob Gibson, un folk soft e malinconico. Mr. Spaceman è un bluegrass alla Buffalo Springfield. Quel suono delle praterie così accelerato ed accattivante qui veicola un testo che parla di un alieno, di un uomo che viene dallo spazio, in linea con le suggestioni e le fisse dell’epoca. Un pezzo godibilissimo e trascinante. E se vi dicessi che la mitica Hey Joe, che sappiamo essere di Jimi Hendrix, è in realtà un pezzo di The Byrds che in seguito Hendrix coverizzò? Ebbene si tratta di un brano di Billy Roberts che Crosby and co. rimaneggiarono ottenendo un pezzo davvero rock’n’roll. Forse il più rock’n’roll della coppia Crosby e McGuinn. Fa quasi strano conoscerla così, in questa versione così genuinamente rhytm and blues. Davvero molto bella. Hendrix tenne cara questa lezione. La musica è anche (e soprattutto) continuo incessante rifacimento. Con I See You torniamo apparentemente di nuovo nel solco del tradizionale, della regola Byrds. Moltissimo spazio alla 12 corde di McGuinn che però trascina una sorta di nenia fatta di distorsioni e improvvisazioni jazz. Qui l’estro esecutivo di McGuinn è a piene mani. Altro brano in cui egli ha modo di mostrare la sua formidabile attitudine è 2-4-2 Fox Trot . Brano in cui McGuinn riversa il suo amore per lo sperimentalismo, anticipando in qualche modo la musica elettronica. I cori e le armonie vocali fanno da sfondo ad effetti di rumori da studio. Praticamente questo pezzo è un avo del genere noise. What’s Happening è proprio la composizione tipica di Crosby. Quel tipico che sfiora il capolavoro e che possiamo osservare successivamente sia nella produzione Byrds sia in tutta la discografia di Crosby, Stills and Nash. Il suo soft rock grandioso che si nutre di testi con domande retoriche, di astrattismo concettuale, qui meravigliosamente veicolato dal nostro splendido esecutore McGuinn. I Come And Stand At Every Door è un brano dal testo impegnato, parla di un bimbo di 7 anni dilaniato dalla bomba di Hiroshima. Forse il pezzo più triste e riflessivo di Crosby and co. I venti di guerra, sempre costantemente nell’aria, ispiravano riflessioni del genere in questo caso veicolate da una melodia lenta e quasi funebre. Non si può prescindere dalla realtà sociale, anche in un disco che parla di pischedelia e “viaggi” personali.
C’è davvero poco da aggiungere. The Byrds creavano, inventavano, anticipavano, rompevano gli schemi. Matura in me la convinzione che Crosby, McGuinn (e il caro Clark anche dopo il suo abbandono) fossero 3 maledetti geni.

Sara Fabrizi

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