Between The Buried And Me – Automata II (2018)

Si poteva immaginare che sarebbe arrivata, anche se è sorprendente quanto presto. La parte 2 della piece progressiva iniziata a Marzo con Automata I, già recensito qui, si chiude ora con 33 minuti di continuazione del tema dell’androide, dell’intelligenza artificiale, della coscienza non umana.

Quattro brani, a cominciare con The Proverbial Bellow, in perfetto stile progressive metal tecnico tradizional-Dream Theateresco. La nascita (o il risveglio) di una coscienza macchinica, che ha coscienza di sé ma non sa cosa vuol dire essere al mondo e affronta la sensorialità.

Dopo l’interludio di Glide, parte un delirio psycho-bebop, Voice of Trespass, probabilmente onirico, dove troviamo un riferimento alla forca (gallows) del primo volume. Ma è a The Grid che si affida il completo riempimento dell’album dal lato progressivo. Sempre con una regolare alternanza tra cantato clean e il loro rodato scream, affrontano qui un altro pezzo lungo che tratta, con la loro narrativa indiretta, l’eventuale disfatta dell’umanità per come la conosciamo, a favore di una evoluzione che vede la mente umana come solo una parte del nuovo individuo.

Nel complesso ottima conclusione di un lavoro coerente, coraggioso e ben riuscito, innovando il sound tradizionalmente progressive con le nuove tendenze, in un concept anche narrativamente profondo.

 

Yob – Our Raw Heart (2018)

Non dobbiamo volere artificiali pulsazioni di bellezza, frecce finemente lavorate che vengono scoccate attraverso quella precisa estetica per colpire il centro del bersaglio, che è il nostro ego.

Guardare, respirare, sentire le foglie cadere.
Non c’è niente di bello, e non c’è niente e basta. È il nostro cuore crudo, senza sovrastrutture, battente non esprimente altro se non frenetica attesa .

Ihsahn – Ámr (2018)

Si era già fatto notare, anche se un po’ in sordina, nel 2016 con Arktis il progetto norvegese Ihsahn, one man band di Vegard Sverre Tveitan che ha deciso di cambiare leggermente angolazione rispetto ai ritmi di vocazione progressiva e avant-garde, pur rimanendo fedele al metal moderno e ispirato.

Questo Ámr è pieno di ritmi dritti e parole chiare, come una vera raccolta di canzoni. La forma canzone è relativamente standard, e include dei bei soli e sequenze con un scream ben calibrato vocalmente, anche se è il clean singing che si prende spesso la scena.
I temi sono prettamente metal: distruzione, inesorabilità in una visione apocalittica e individuale.

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Intervista: Built-In Obsolescence – INSTAR (2018)

Ho incontrato questo album tra le mie ricerche per la mia rubrica metal e in questi casi mi piace approfondire, quindi eccovi un’intervista con il gruppo.

Built-in Obsolescence è un progetto musicale nato a Riccione attivo dal 2010.
La composizione di base metal partì senza limiti portando la band a maturare nel tempo un sound vicino al Progressive e Alternative Metal con influenze Post e Ambient. La composizione e le trame strumentali sono affiancate a tematiche a tratti oscure e introspettive, costruendo dei veri e propri viaggi attraverso i comportamenti, le speranze e i disagi dell’umanità.

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Rivers of Nihil – Where Owls Know My Name (2018)

Metal Blade Records sforna questo album a Marzo ’18 e già ottiene un buon successo, merito del solido valore di questa raccolta.
In molti tratti trattasi di melodic death, ma come vedremo è anche molto di più. L’impostazione è decisamente progressive e, mavà, nichilista; Alcuni momenti con un sax (The Silent Life, Where Owls Know My Name) e i vari soli e raccordi mostrano senza dubbi, un’attenzione alla progressione e un approccio al brano molto diverso dallo standard.

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Michael Lee Firkins Band @ Teatro Stabile Isola del Liri, 31 Marzo 2018

La squadra di Industrie Sonore, dopo averci stupito con effetti speciali alla masterclass di Steve Vai, non si risparmia con un altro bel nome della chitarra, Michael Lee Firkins.

Per chi non conoscesse il nome, trattasi di un chitarrista elettrico americano in azione discografica dal 1990, i cui generi di riferimento sono bluegrass, country e blues ma tutto ovviamente nel sound ombrello del rock e con qualche sprazzo di jazz.

La formazione è un trio, con Barend Courbois al basso (NL, Blind Guardian, ex Vengeance) e Chris Siebken (US) alla batteria. Continua a leggere Michael Lee Firkins Band @ Teatro Stabile Isola del Liri, 31 Marzo 2018

Between The Buried and Me – Automata I (2018)

La formazione è piuttosto conosciuta nel panorama del progressive metal, ed ha avuto un buon successo con Coma Ecliptic nel 2015, che ha avvicinato il sottoscritto a questa band.

In questo nuovo album c’è un lavoro più attento al lato metallico, vogliono far sentire proprio il metal. Da subito in Goodbye to the Gallows, dove si scatena una voce aggressiva e un ritmo da headbang, senza farsi mancare delle piacevoli progressioni e dei momenti che avevamo imparato a conoscere dal lavoro precedente. Continua a leggere Between The Buried and Me – Automata I (2018)

Somali Yacht Club – The Sea (2018)

Ultima release della formazione stoner che si fece notare nel 2014 con The Sun e torna ora con The Sea (che sia una trilogia?).

La band ucraina produce uno stoner che, specialmente in questo album, ha un gusto shoegaze, ambientale e prevalentemente strumentale.
I brani sono molto evocativi e si sentono distintamente influenze dal desert, in alcuni riff, e dal post-metal per la forma canzone ed i climax.

Brani da lunghi a molto lunghi (6′-12′) ma che si ascoltano con molta facilità e scorrevolezza, anche in un momento di relax.
Già la prima traccia Vero, introduce il sound e il grado, la cifra dell’album, che il gruppo riesce a non far calare fino alla fine dell’album, 50 minuti dopo.
Molto bella la progressione di 84 Days, che sfocia in un sound distorto e fuzzoso a cavallo tra l’estasi psichedelica e l’headbanging.

Ottima produzione, da ascoltare specialmente per chi è avvezzo al genere o, ancora meglio, per chi lo suona.

The Clearing Path – Watershed Between Firmament And The Realm of Hyperborea

Outfit italiana per I, Voidhanger Records in un album di avantgarde metal caotico e immerso nella nebbia.

Estetica ascetica e mistica che si sposa con un sound greve e progressivo, con ritmi schizofrenici per sbattere l’ascoltatore contro i muri prima di accompagnarlo a guardare verso il cielo.
Passaggi brutali fanno da peso ad una leva che vede dall’altra parte momenti di quiete relativa e celestiale. Il fulcro è fatto di timbri ben curati ed una visione certa del sound ricercato.

Unico appunto: non avrebbe fatto male una coerenza interna all’album per dare l’idea di una opera unica e solida.
Quello che fa piacere è che l’Italia si conferma patria prediletta del metal d’avanguardia ancora una volta.

 

King Gizzard And The Lizard Wizard – Flying Microtonal Banana

Gruppo balzato giustamente all’onore delle cronache musicali nel corso del 2017 dalla fertile Australia, seppur attivo dal 2010.

Un album che si merita la Top 10 2017 postuma per il carico eccellente di psichedelia, Tame Impala style, con un ritmo travolgente, liriche fantasmagoriche e nessun pezzo-fuffa a riempire il full-length di 9 tracce.

La formazione ha la particolarità di avere 2 batterie/percussioni, oltre a tutta una serie di strumenti analogici (armonica a bocca, flauti) oltre alle tipiche chitarre e sintetizzatori.
Si sono dati da fare nello scorso anno, pubblicando 5 album, di cui questo è probabilmente il più ispirato, forse anche perché registrato negli studi personali del gruppo. Quotando da wikipedia:

Originariamente concepito per essere suonato sul baglama (uno strumento musicale turco a corde con fregi mobili), è stato descritto come «una volante incursione nella musica microtonale».

L’album seguente, Polygondwanaland, distribuito in pubblico dominio, avrebbe bisogno di una discussione a parte già solo per questa scelta di apertura della propria musica ad un pubblico ascoltante che già oggi sceglie tantissimi metodi di supportare le proprie band preferite diversi dal pagare l’album.

Non posso fare altro che consigliarvi questo ascolto, con la quasi certezza che ne rimarrete ipnotizzati.