Isis – Panopticon

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“Ma nel programma del Panopticon si trova [la] preoccupazione dell’osservazione individualizzante della caratterizzazione e della classificazione, dell’organizzazione analitica dello spazio. Il Panopticon è un serraglio del re; l’animale è sostituito dall’uomo, il raggruppamento specifico dalla distribuzione individuale, il re dall’apparato di un potere furtivo. Tenuto conto di queste differenze, anche il Panopticon fa opera di naturalista.”

“Il mio destino – dice il Signore del Panopticon – è legato al loro [a quello dei detenuti] da tutti i legami che io sono stato capace di inventare.”

da Sorvegliare e Punire, Michel Foucault

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Deshody – Collapsing Colors

Mi capitò di ascoltare questo album per caso, e pensai “‘mmazza, bravi ‘sti qua; italiani, primo album: li passo nella prossima diretta“. Così ho fatto. Solo dopo ho scoperto che quel gruppo era quello dell’amico Domenico “Mimmo” “James” Gesmundo . I casi della vita. Mi sono poi precipitato ad ascoltarli anche live a Metal Assault al Dens (FR).

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Leprous – Coal

leprouscoalcoverlgNello stesso anno di Dream Theater è uscito quest’album. Da una parte un progressive che manca di atmosfera e verve compensando con una buona dose di tecnica, e che più che altalenante è simile ad un katoon; dall’altra un album tutto di un pezzo, che ti mette nell’atmosfera classica del prog-metal dalla prima all’ultima canzone. Da una parte testi poco interessanti e che ricercano poesia fine a sé stessa, dall’altra una coerenza ed un’espressione di sensazioni e dimensioni.

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I 10 “migliori” album del 2013 (con “secondo me” d’obbligo)

La verità è che sto leggendo troppi dei soliti articoli con i migliori album dell’anno che sta per finire e mi è venuta voglia di farlo anch’io.

I miei preferiti ve li spiattello senza troppe spiegazioni.

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[RevieWaste] Mouth Of The Architect – Dawning

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È l’alba.

Vengono alla mente tanti pensieri: How Will This End, The Other Son.

Si guarda il panorama e lo si analizza: Sharpen Your Eyes, Patterns .

Si hanno sensazioni: It Swarms.

Godiamocela.

 

 

 

 

 

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[RevieWaste] OvO – Abisso

ovo-abissoSfogliando una rivista musicale in edicola ho notato un riquadro in un angolo con una ragazza che aveva dei dread che arrivavano alle caviglie e con una faccia che sembrava volesse mozzicare il microfono. Il nome della band era OvO. Come una faccina con un becco. Una volta associato il nome ad una copertina di un album ho realizzato che l’avevo già visto da qualche parte tra i miei ascolti consigliati.

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[RevieWaste] Protest The Hero – Volition

Si, sono dei condor cyborg che stuprano una donna in una città buia.

 

Conoscevo già i Protest The Hero, li ascoltai per la prima volta nel 2011 con Scurrilous, e quando ho visto la copertina del loro ultimo album, nei negozi il 29 Ottobre, mi sono detto che sarebbe stato il caso di ascoltarli ancora. L’artwork è del pittore surrealista americano Jeff Jordan, che aveva già prodotto cover per altre band e che mi ha splendidamente convinto dopo pochi secondi.

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[RevieWaste] Chelsea Wolfe – Pain Is Beauty

Chelsea Wolfe è una cantautrice californiana, inseribile nel panorama folk (mi è passato in testa anche neofolk ma quello lo lasciamo al suo posto).

E poi diciamocelo, oltre a essere brava è pure una  fig   donna di notevole fascino.

Quel folk però è un folk come sono folk gli Agalloch. Non è country, non è tradizionale (anzi), ma lo senti che lo è.

Si è fatta notare con Apokalypsis nel 2011, album senza precedenti, fatto di doom, graffi e angeliche carezze post-apocalittiche.

Questo nuovo album è sotto una luce diversa però , più depressa e indecisa. È forte il tema dell’isolamento e qualche misantropismo. Il titolo stesso è un capovolgimento del paradigma femminile di “Beauty is Pain” che poi da noi è chi bella vuole apparire, un poco deve soffrire.

Alcune tracce (più evidentemente Kings e House of Metal) palesano dei synth, assenti negli album precedenti, a cui si aggiungono sperimentazioni sinfoniche (o armonico-melodiche) come in The Waves Have Come, con una componente strumentale più presente.

Gli accordi acustici in Lone e They’ll Clap When You’re Gone sono nella più perfetta tradizione dark-folk, come ad esempio in (mi viene in mente) The Mantle dei sopracitati Agalloch.

Chelsea Wolfe viene da un album chiamato Unknown Rooms: A Collection of Acoustic Songs dove ha potuto affinare la sua predisposizione all’acustico che non ci ha fatto pesare troppo ancora in questo nuovo album.

Nel complesso si può dire che Chelsea Wolfe ha prodotto ancora un album profondo e sentito, ma reso stavolta più ascoltabile da quel pubblico a cui non piace la musica coi canini di fuori.

 

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(streaming non completo)