Top 10 Albums 2016 (Manuel Edition)

Eccomi al consueto appuntamento con i miei album preferiti per il 2016 (approfitto per invitarvi a rispolverare le versioni 2015 e 2014).
Non si tratta di una classifica ma di una raccolta in ordine sparso.


I titoli:

Art As Catharsis Records – Sampler 2016

Questa etichetta di Sydney merita davvero una menzione sul nostro blog.
Molti degli artisti nel suo roster sono stati seguiti dal buon Marco (come gli Slimey Things ) e molti sono stati inseriti nella nostra playlist dedicata a free jazz & co on air ogni Venerdì di Dicembre alle 17 (Mister Ott, Kurushimi).
In questa reviewaste (vi sarete accorti di quanto waste siano le recensioni di questo blog) voglio superficialmente scoprire le band in esso contenute.

Andando non in ordine di tracklist ma per macrogeneri (l’etichetta ne ingloba diversi) partirei dal jazz: i Kurushimi fanno un free jazz contemporaneo e molto interessante, ispirato al giappone (e forse alle sue stranezze), mentre i Mister Ott producono un prezioso ethio-jazz con qualcosina di moderno in più rispetto al maestro Mulatu Astatke.

Courtesy of needsmorenoisegate.blogspot.it

Passando ai suoni più metallici, nella selezione ci sono i Fat Guy Wears Mystic Wolf Shirt (di cui abbiamo una diapositiva) che fanno un post-hc che raramente è così attraente dopo i migliori The Fall Of Troy e The Dillinger Escape Plan, ed i più aggro Diploid che percorrono invece la strada più sporca verso un extreme metal scatenato e feroce.
Li seguono i NO HAVEN con un crust/post-metal che stimola molto ad approfondire il loro sound e i Siberian Hell Sounds, su un crust più blackened e straziante.
Gli Hashshashin sono invece più dediti allo stoner e nel brano selezionato, Immolation, danno mostra al meglio della loro abilità nell’inserire suoni orientaleggianti in fraseggi complessi. In altri brani ricodano alcune sperimentazioni di Six Organs Of Admittance (ne abbiamo parlato nella puntata 5×13 ).

Gli Slimey Things si accollano il genere più Pattoniano della selezione con Versus Mode, ispirazione fruttuosa e ben riuscita.

A intermezzo e a chiusura dell’album ci sono due brani decisamente più distesi, rispettivamente di Hinterlandt e Wartime Sweethearts. I primi sognanti (Chase a Dream) con fiati e violino e con una ben apprezzabile composizione musicale, i secondi melodici (Tunng, brit) tutt’altro che banali e molto piacevoli.

Complimenti vivissimi alla label che non ha sbagliato un colpo in questo sampler 2016 e che continueremo a seguire.

Simulacro – Echi dall’abisso (2016)

L’italiano è importante. Ascoltando questo album capisco perché il true norwegian black metal è quasi sempre in norvegese. Per quanto sia vero che l’inglese è più universale, le parole hanno un altro peso in madrelingua.

Questo album è post black metal, con un continuo eloquio nichilista e con lo sguardo orgogliosamente vacuamente rivolto in avanti.
È profondo, in prima persona, esplora la condizione umana nichilista in un modo probabilmente unico, almeno nel suo genere.
La vita con la violenza umana, la psicologia del coraggio e della vergogna, della prospettiva sul vuoto.

L’album lo accosto mentalmente all’ottima produzione del Movimento d’Avanguardia Ermetico e ai Tundra, specialmente per la loro traccia in italiano.

La struttura stessa dell’album è interessante: i brani sono echi (I, II, III etc). Come dice il titolo questi brani sono suoni buttati nell’abisso, e che tornano a noi come echi.
Perfetta metafora musicale dell’aforisma nichilista “E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”.

Verso preferito:

Dissipata la luce
che da forma alle idee
l’anima ne intuisce l’essenza
l’estasi del mistico
gnosi di essere l’uno con il tutto
l’essere il nulla

 

Relapse Sampler 2016

Anche quest’anno Relapse Records ha rinnovato l’iniziativa (bellissima) di un campionario liberamente scaricabile dalla sua pagina bandcamp, per mettere così in mostra tutte le uscite di questo anno 2016 che volge al termine.

coverBen 40 tracce da 40 album e 40 artisti del genere di riferimento di Relapse, ossia il metal e l’hard rock. Come l’anno scorso e come per il sampler primaverile di Nuclear Blast ad aggiungere un breve commento per ogni traccia.
Quest’anno per fortuna il campionario è corredato da un booklet con una piccola intro sulle band, quindi non mi dilungherò particolarmente nei dettagli.
Dato il numero di tracce metterò anche un simpatico curoricino ♥ vicino alle mie tracce preferite.

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Dario Germani – Fog Monk (2016)

Dario Germani è un contrabassista classe ’84 e introduce da sé la sua ultima opera in questo breve video:

L’album è quindi dedicato a Thelonius Monk ed è direi un album in un senso un po’ più autentico del solito: è una collezione, una raccolta di 3 Long Playing composti di 10 brevi brani ognuno.

Il principe è il contrabbasso, suonato in solo.
Il testo di accompagnamento al disco a firma di Francesco Martinelli spiega che Monk stesso insegna il peso della nota, del suo campo gravitazionale e geometrico, tema fondamentale del primo LP, che richiede quindi un ascolto quantomeno educato, un po’ come con una guida ad una mostra.
Nel secondo LP invece il colore predominante è il blu. Variazioni e interpretazioni sonore sul blues, che si vuole quasi sottointeso nell’orecchio dell’ascoltatore.
La terza collezione vede la splendida compagnia femminile della cantante Valeria Restaino. Scelta che dà corpo all’album nel complesso e lo rende certamente più espressivo e meno clinico ed ermetico.

img_20161107_212618_220I diversi approcci alla musica di Monk, la limpidezza della registrazione e qualche accortezza (intro spoken dello stesso Monk, un’alternate take divertente, inserti “fisici”) rendono l’album una buona esperienza d’ascolto. Da non lasciare però al sottofondo o ad un ascolto distratto e periferico.

È una bella sensazione posare l’orecchio su una produzione così cristallina e con la precisa vision di una esplorazione in profondità e interpretazione espressiva di un autore così conosciuto e studiato.

Consigliato a tutti gli ascoltatori di jazz con buona soglia di attenzione e ai jazzisti maturi.

Stampato su vinile e disponibile su iTunes, pubblicato a nome GRM records, etichetta dello stesso Germani.

Mad Mad Mad Minerva – OWL Φ (2016)

Mi sono recato, in rappresentanza del collettivo, alla presentazione del nuovo lavoro dei ragazzi di Sora (FR) e dintorni.
Il teatro decorato da sculture un po’ dechirichiane e le proiezioni del VJ hanno creato il giusto ambiente immersivo per l’ascolto del primo lavoro inciso su disco della formazione: voce, 2 chitarre, fiati, batteria.

14900535_1046040538846991_1952469877833538239_nIl loro tipico suono alt-rock / post-grunge (nel senso buono) si è avvalso di tante integrazioni intelligenti, anche estetiche: l’intro di uno scacciapensieri, l’uso di un aulos.
Con l’ascolto, specialmente dal vivo, ci si accorge che è uno di quei casi in cui il basso fa davvero la differenza, in cui la chitarra è matura ed in molte parti si sente la vera musica d’ensamble, orchestrata e ben coordinata.

L’EP di 5 tracce (?) si apre con un brano, Ocean of Grace, in cui si chiariscono le sonorità di riferimento, che abbiamo detto essere di un alt-rock/post-grunge edulcorati da un’aura più ricercata e delicata, anche grazie ai tempi dispari sul finale.
Track Five, preferita, raggiunge l’ottimale e potrebbe essere tranquillamente uscita da un album da classifica. Il proto-prog di cui sopra qui si manifesta con un riff di flauto che funziona alla grande.
I testi sono artistici nel dipingere scene estemporanee che trasmettono sensazioni intime ed emozionali.
La terzimg_20161101_172858a traccia, Dream, fa apparire la tromba e crea un ambiente disteso “to lean back to”, che in Lazy Cigar diventa più ritmato e forte.
L’ultima traccia, in italiano, non può non ricordare le tante realtà di pseudo-grunge italiano, nel bene e nel male. L’uso della nostra lingua sarebbe congeniale a questo tipo di sound, e basterebbe un testo più audace per rendere questa carta un asso vincente.

Nel complesso si fanno notare il letto strumentale e la vocazione art-rock della band come loro componenti uniche, le varie scelte di fino pagano, e l’EP risulta ben prodotto.

Quindi tanti auguri e buon lavoro.

Lambs – Betrayed from birth (2016)

L’agnello è tradito dalla nascita.
In questo disco c’è la vita animale breve, impaurita e permeata di violenza.
Suonata con un adeguatissimo avant-black / crust.

Chi non mangia agnello dovrebbe avere pietà anche di sé stesso.

 

Drown Within Records, Italia

Fleshgod Apocalypse + Nerodia + 5Rand @ Traffic Live (14/10/16)

Dopo aver fatto una mezza idea di fine estate per l’Agglutination Metal Festival in provincia di Potenza, il sottoscritto insieme a Tullio e Luca è stato più fortunato a trovare una data della band brutal death perugina nella più vicina Roma.

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© Martina Santoro Fotografia

Aprono la serata i 5Rand, band capitolina taggata “thrashcore”, e che per questo mi preoccupava un pochetto. Invece niente di male, hanno solo mostrato un po’ di incertezza, sicuramente per la poca esperienza live. Il sound è in effetti sul trash e la cantante era capace nel growl, ma mi hanno dato l’impressione di avere la possibilità tecnica di fare di più e “pulire” quel thrash per arrivare ad un sound meno anonimo.

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© Martina Santoro Fotografia

Li seguono i Nerodia, già incontrati in apertura degli Arch Enemy all’Orion. Un breve inconveniente tecnico ha rovinato un po’ lo spettacolo death che la band è in grado di regalare, soprattutto grazie a David “mezzo metro di nervi” Folchitto (Prophilax, Stormlord).
La loro performance però mi è sembrata, seppur ineccepibile, fin troppo lineare. I componenti sono talmente bravi a fare quello che fanno che lo fanno senza il necessario “drive”, che deve essere in loro per essere trasmesso al pubblico. Che sia il caso di mettere in discussione il purismo death?

Dopo le aperture il palco si trasforma e compare un piano, una batteria da 15 pezzi e delle aste microfoniche in stile seicentesco.
I Fleshgod Apocalypse entrano in campo con una cantante lirica, tutti in costume di scena, e scatenano la loro forza brutale suonando tutto il suonabile del loro ultimo album King e qualcosa da Agony e Oracles.
Questo album affronta in modo piuttosto diretto il rapporto con l’autorità e il rapporto tra sovranità e divinità: la sua copertina raffigura infatti un re con i fili da marionetta.
L’ambientazione scelta è quella del periodo storico in cui la forma di sovranità prevalente era quella del monarca assoluto, che incarna la perfezione e che riceve il suo mandato da dio.

photo_2016-10-21_13-20-58In linea con questa lettura il frontman (Tommaso Riccardi), aggiunge delle didascalie introduttive ai brani:
“La ricerca della libertà interiore è un dovere morale”
“Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”
“La perfezione è fredda, propria dei cadaveri”.
La vera potenza di queste affermazioni si coglie quando le si accostano il suono metal brutale e il pogo sfrenato.

© Martina Santoro Fotografia
© Martina Santoro Fotografia

L’esperienza live è stata, come potete immaginare, incredibilmente forte e immersiva. Il piano ha fatto fatica ad uscire nell’acustica del club se non in qualche occasione, mentre ha avuto più fortuna la voce della cantante lirica, favolosa accompagnatrice della frenesia metallica, ancora più eccitante dal vivo.

In bocca al lupo ai FA per il loro tour americano 2017 e grazie al Traffic Club per aver offerto questo spettacolo.

 

Trna – Lose Yourself to Find Peace

Finalmente mi sento tranquillo a parlare di post-black metal. Dire atmospheric è leggermente diverso, seppure ormai convergente allo stesso genere, ma con questo album si può dire senza esitazione “post-black”.

È post come nel post-rock che dà quelle senzazioni di sprofondamento, che ti incanta esattamente come hanno fatto i Godspeed You! Black Emperor e i God Is An Astronaut, ed è black metal sia in certe linee di batteria sia nella visione still , fredda e annichilente.

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Perché “31” di Rob Zombie è meglio di quello che sembra.

L’ultimo film di Rob Zombie, che, per chi non lo sapesse, oltre ad essere musicista si diletta anche con la scrittura e la direzione di film per il cinema, si intitola 31, perché “31 è la guerra” (fatevelo bastare).

Voglio spendere due righe in una reviewaste cinematografica CHE CONTIENE SPOILER per descrivere una lettura che ho dato al film che mi pare salvare il titolo dall’accoglienza di serie Z che mi pare stia ricevendo.

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