Buzzy Lao – Hula

Autore: Buzzy Lao

Titolo Album: Hula
Anno: 2016

Casa Discografica: INRI
Genere musicale: neo blues, roots reggae, alternative folk

Voto: 8
Tipo: CD

Sito web: http://www.buzzylao.com/

Membri band:
Buzzy Lao – voce, chitarra, weissenborn, footdrum
Mattia Bonifacino – basso, cori
Tiziano Salerno – batteria, percussioni

Tracklist:
1. Ora Che
2. Credi Di Amare
3. Stella Magica
4. Anche Il Vento Ti Cambierà
5. Lacrime D’Amore
6. Guerra Da Nascondere
7. Luna
8. Chiedi Chiedi
9. Le Luci Della Mia Ombra
10. Hanno Ucciso L’Amore
11. Buonanotte
12. Sentirai
13. Qualcosa C’E’

Dove un forte amore e propensione per il blues si contamina con il cantautorato italiano e con suggestioni decisamente black (roots reggae e tribali) troviamo Buzzy Lao. Interessante, giovane, cantautore/bluesman torinese che frulla insieme le sue preferenze e background musicale con una lunga esperienza nel Regno Unito. E così ti sforna Hula, un debut album di 13 tracce che pescano da generi diversi tenuti insieme dal filo rosso del blues. Dal folk al soul di ultima generazione al rock. Un melting pot di sonorità maturate in un arco di tempo relativamente breve (rilascia il primo singolo Lacrime D’Amore nel gennaio del 2015, l’album esce lo scorso 21 ottobre) e che esplodono fino a concretizzarsi in un lavoro che ha tanto il sapore della gavetta, dell’impegno alacre fatti anche dal tour in tutta Italia e dalla campagna di crowdfunding promossa per produrre e finanziare l’album. Una storia di passione quella che caratterizza il percorso professionale di questo giovane artista. La stessa passione che ritroviamo nei suoi testi che parlano della sua vita interiore (amori, amicizie, dolori) ma anche della vita esteriore (tematiche di impegno e di denuncia delle ingiustizie sociali, razziali e culturali). E che ritroviamo anche nel suo modo di suonare, in quell’uso eclettico e sincero della chitarra Weissenborn molto usata nella scena alternative blues (Ben Harper e John Butler). Man mano che si procede nell’ascolto di questi 13 brani, tutti così diversi tutti così unitari nello stile e nell’anima, si delinea chiaramente lo scenario neo-blues dove si colloca Buzzy Lao. Deve essere stata una gran bella soddisfazione per l’artista tornare in patria dopo un’esperienza fuori e aver potuto rielaborare sensibilità e stimoli provenienti da contesti diversi per realizzare canzoni in lingua italiana ma suonate in maniera così “internazionale”. E’ un disco che cattura, che ti prende per mano, track by track, e ti guida lungo il percorso artistico-personale-umano dell’autore e ti fa vedere con i suoi occhi il mondo. Un percorso il cui punto d’arrivo è da considerarsi l’album nella sua totalità, come strumento di riflessione e anche di superamento e guarigione. Raccontando e raccontandosi tramite la musica si può metabolizzare ogni dolore e ogni sconfitta e trarne stimolo per nuovi obiettivi, per una rinnovata propositività e positività. E si può anche spronare un cambiamento non solo individuale ma anche sociale. La funzione catartica dell’arte nella variante intimistica ed impegnata del cantautorato. Passando dai brani più cantautorali come Ora Che, Le Luci Della Mia Ombra, Qualcosa C’E’, a quelli più reggae e roots come Stella Magica, Hanno Ucciso L’Amore, fino a quelli più genuinamente blues come Credi Di Amare, Guerra Da Nascondere, Chiedi Chiedi, la tensione che si avverte fra racconto di sé e racconto del mondo è molto bella, a tratti commovente. Perché rivela la capacità dell’artista di mettersi a nudo e regolare i conti con sé stesso senza mai trascurare l’attenzione per la società, per i suoi mali, per il suo necessario cambiamento. E la commistione dei generi, sempre sotto l’egida del “dio blues”, è a mio parere perfettamente funzionale a questo approccio.

Sara Fabrizi

Orion – Lunatic Asylum (2017)

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    • Artista: Orion
    • Album: Lunatic Asylum
    • Anno: 2017
    • Genere: Electronic Rock
    • Durata: 40:52

1.

Problems 02:06

2.

Before Birth 06:49

3.

Lying To Yourself 04:11

4.

Out Of Order 03:23

5.

Lunatic Asylum 03:15

6.

Laws We Break 02:23

7.

Catcher In The Rye 03:16

8.

Shades Of Night 03:59

9.

Revolution 04:23

10.

Inert Way 03:49

11.

On The Edge 03:13


Neil Zaza Band & Simone Fiorletta Band @ Auditorium New Orleans, 22 Marzo 2017

Chi conosce la provincia (di Frosinone e non) saprà quanto è difficile trovare un concerto che non sia solo divertente ma anche interessante.

È questo però il caso dell’evento che ha visto ospiti due band guitar-driven e strumentali: una indigena, capitanata da Simone Fiorletta (Rezophonic, conosciuto anche per la militanza nel gruppo prog Moonlight Comedy) con Gianfranco De Lisi al basso e Marco Aiello alla batteria; l’altra statunitense con Neil Zaza, chitarrista conosciuto in tutto il mondo per il suo stile neoclassico e molto melodico.

L’apertura della Simone Fiorletta Band è di respiro internazionale e di alto bordo, con un sound melodico tipico di un certo hard rock americano (mi vengono in mente i Polyphia) senza però sfociare nel metal progressivo. Grande attenzione (e sfoggio di) tecnica con conseguente apprezzamento dei chitarristi in sala e un accompagnamento in trio all’altezza.
Ci si aspetterebbe forse una maggiore maturità della forma canzone nei brani, dato che, per quanto curati siano i singoli suoni degli strumenti che li compongono, sono carenti di una struttura che li renda più “memorizzabili” e che dia una fingerprint, una firma ad ogni brano.
Aspetto che nella musica strumentale, che rinuncia al testo, e melodica, che rinuncia alla sperimentazione, è piuttosto rilevante. Scelta questa, se di ciò si tratta, che si trova agli antipodi con quella, ad esempio, dei The Aristocrats che puntano tutto sulla costruzione di “scenette sonore” con scansioni, tempi e generi anche molto diversi tra pezzo e pezzo.
Altra opzione sarebbe quella scelta da alcune band con lo stesso stile chitarristico che vede questo gusto e questa tecnica utilizzati a favore della rinnovazione e sperimentazione sulla musica di genere.
Questa agnosticità non rovina comunque una piacevolissima performance live.

Foto Sabrina Simone

Venendo all’headliner della serata, Neil Zaza con il suo trio snocciola brani, perlopiù cover, alternando rivisitazione di brani classici a pezzi più originali (o comunque più densamente interpretati) e ancora a brani conosciutissimi del pop e del rock. Saltellando tra la 5° sinfonia di Beethoven e Take On Me degli A-Ha (che mi ha gasato non poco) il palco trasmetteva una interpretazione molto sentita ed espressiva, con una batteria tosta, metal e un basso di solido supporto.
È evidente che il ricorso alle cover è un necessario espediente per dare corpo ad un concerto che finirebbe altrimenti coperto da un alone di monotonia.

Le esecuzioni sono divertenti e trascinanti e non lascerebbero mai l’amaro in bocca ad uno spettatore live. Si nota però l’evidente scelta di non rischiare con una scaletta di soli pezzi originali (che pure Neil Zaza ha in abbondanza), che soddisferebbe solo una certa percentuale degli spettatori, preferendo invece pezzi di sicuro impatto.

Foto Sabrina Simone

Sicuramente ci sono anche da prendere in considerazione esigenze di arrangiamento di pezzi per il trio, dato che Zaza va in tour in trio in tutto il mondo e non può che scegliere scalette rodate e affermate.

Ad ogni modo le due band sono accomunate dal loro grande senso della melodia e dalla sbalorditiva tecnica chitarristica, e insieme hanno trasformato un anonimo mercoledì sera di provincia in un momento di celebrazione della chitarra rock.

 

Bull Black Nova – Don’t fall Away (2014)

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    • Artista: Bull Black Nova
    • Album: Don’t fall Away
    • Anno: 2014
    • Genere: Indie Rock
    • Durata: 45:00

1.

Get Close 04:42

2.

SYS (Sell Your Soul) 03:35

3.

You Know You Like It 02:59

4.

New House Song 05:14

5.

Actinide 04:07

6.

Waves 03:20

7.

Izabella 04:51

8.

Phoenix 03:11

9.

Persephone 04:53

10.

Unknown 02:24

11.

Motionless 05:38

The Growlers – City Club (2016)

Avete presente la sensazione che hanno i bambini quando vedono una giostra? Ecco, ho provato la stessa sensazione qualche mese fa scoprendo l’uscita del nuovo disco dei The Growlers.

City Club è il quinto disco della band di Dana Point California, uscito a Settembre del 2016. Sono tendenzialmente una persona pigra, quindi sono venuto a conoscenza del disco solamente mesi dopo.
Quinto disco della band: soffermiamoci un secondo su questo particolare. Una band indie che arriva a produrre cinque dischi di questo tipo è sicuramente un risultato encomiabile, superando inoltre lo scoglio del terzo disco (a mio modestissimo avviso è il terzo il disco più importante per una band e non il secondo come sosteneva un noto cantante italiano).

Rispetto ai precedenti quattro dischi della band capitanata da Brooks Nielsen, City Club tenta in qualche modo di dare una sterzata stilistica non troppo netta ma sicuramente ricercata, con scarsi risultati, rispetto a quella che era la linea espressiva dei precedenti dischi. I quattro eccentrici artisti Californiani si sono così affidati a Julian Casablancas (leader degli Strokes) per produrre questo disco, questa bizzarra unione artistica però non lascia a primo impatto gli effetti sperati. Ma è proprio questa la parte che mi ha fatto interessare molto a questo disco, un sound che alle volte può risultare stucchevole e quasi fuori luogo, volutamente fuori luogo, guida l’ascoltatore verso alcuni dettagli che è possibile notare solamente dopo un ascolto minuzioso, ripetuto ed effettuato a tavolino.

Non è un disco da sottovalutare. Su tutte spiccano la traccia numero quattro Night Ride e la numero otto The Daisy Chain. City Club è un disco da molti disprezzato ma agli amanti del genere non farà rimpiangere il costo del gettone speso per salire sulla giostra.

 

 

Joseph Di Rezze

Florio’s – Isolamento Momentaneo

Autore: Florio’s

Titolo Album: Isolamento Momentaneo
Anno: 2016

Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: rock

Voto: 8
Tipo: CD

Sito web: http://www.floriosband.it/
Membri band:
Valeria Maria Pucci – voce
Marco Nardone – chitarra
Davide Pascarella – basso
Riccardo Bianchi – batteria

Tracklist:
1. Dove
2. Lasciare Il Vuoto Dentro
3. Final Exit
4. Nel Tuo Inferno
5. In Cerca Di Te
6. Ho Sbagliato Tutto
7. Isolamento Momentaneo

Florio’s Atto Secondo. Dopo l’esordio del 2015, l’EP Restare Lucidi, la rock band cassinate torna con un nuovo lavoro. Partorito tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, Isolamento Momentaneo si pone un po’ come il raccolto di ciò che si era seminato prima. Una semina fatta di live, non solo nel Lazio ma in giro per l’Italia, e di partecipazione a contest che spesso li hanno visti vittoriosi. E fatta di songwriting e alacre lavoro in studio, naturalmente. Un album fatto di 6 brani inediti e una cover. La formula rock, decisa e a tratti aggressiva, che si pone in contrasto ed esalta la voce pulita della giovane cantante funziona bene anche questa volta. Confermando un mood iniziale che nel passaggio dall’EP all’album ha subito un fisiologico inasprimento a mio parere. La musica dei Florio’s è di un rock arrabbiato, energico e a tratti impudente. Ideale per veicolare le tematiche trattate nei testi. Si parla di disagio, di rabbia, di delusioni, di disincanto, di solitudine, di perdita di un amore e di ricerca di affetto e punti di riferimento. Demoni e tormenti, di giovani e meno giovani, permeano il songwriting dei 4 musicisti e trovano nel loro modo di essere rock il perfetto veicolo espressivo. E’ come se letteralmente vomitassero addosso a chi ascolta tutta la loro rabbia e disagio mettendo in atto una catarsi che li libera a suono di riff martellanti e chitarre distorte. Ed è come se da questo rituale di esorcizzazione e purificazione rinascessero finalmente liberati e maggiormente propositivi. L’ascoltatore è reso partecipe in questo vortice di energia catartica e riesce ad entrare molto bene nei brani, a farli propri. Il brano che apre l’album, che è anche il primo singolo estratto, è Dove. Un incipit dal gusto punk rock. Veloce, martellante, lascia quasi subito spazio alla voce che, acuta e suadente, quasi urlando ci parla di amore. Di un amore perduto e perso di vista. Una fiamma che non brucia più e che si invoca, per un ritorno forse. Il tormento amoroso in questo brano trova nella parte strumentale un catalizzatore e una valvola di sfogo al contempo. La seconda traccia è Lasciare Il Vuoto Dentro, brano dalla sonorità ironica che esalta la voglia di tagliare col passato, bruciarlo e ricominciare da zero. La terza traccia è Final Exit. Final Exit è il nome di un kit per il suicidio ideato da una donna americana. Il tema affrontato è la violenza che può avere molte facce, non solo quella dei lividi. Qui si racconta la rassegnazione alla violenza da parte di una donna, il punto più basso di questa condizione. Un tema così attuale e tristemente serio è reso con molta veemenza da un ritmo martellante e quasi ossessivo. Chitarre infuocate e batteria lanciatissima. La quarta traccia è Nel Tuo Inferno. Un incipit molto dolce e rilassato che cela un’amara nostalgia. L’argomento trattato è un amore finito male con le riflessioni tristemente lucide che comporta. Tutto il brano è più lento dei precedenti. Non ci sono riff martellanti. Non c’è un rock gridato ma un sound molto più tenue che cresce un po’ per veicolare il ritornello “..sono stato nel tuo inferno, sono stato io il tuo inferno..” Il quinto brano è una cover. Si tratta del rifacimento alla Florio’s maniera del brano tradizionale In Cerca Di Te. Scritto nel ’45 e poi ampiamente reinterpretato, la versione dei Florio’s è vivace, rock e godibile. La scelta di piazzare questa cover è dettata quasi certamente dalla coerenza della tematica trattata con il resto dell’album: la ricerca di un amore perso e il sentirsi soli nella folla sono sfaccettature molto presenti. Cupa ed ossessiva quanto basta, la cover conferisce maggiore verve nella struttura del disco. La sesta traccia è Ho Sbagliato Tutto. Un titolo che esprime dubbio e tormento. Il brano racconta quando si arriva a perdere la propria dignità per l’altro. Essere disposti a qualsiasi gesto per ottenere una carezza, anche inventarsi un’altra identità o raccontarsi un’altra verità. In un contesto di incertezza e sbagli, sempre in agguato nelle relazioni con gli altri, l’invito è quello di “rimanere lucidi”. Un pezzo veloce, un ritmo vivace, a tratti cupo, che si sposa perfettamente con il testo. A chiudere l’album è la title track, Isolamento Momentaneo. Brano cupo, più dei precedenti. Le tinte sono fosche. Il tema trattato è la solitudine affettiva e le ipocondrie annesse. Il senso di isolamento che ci attanaglia. E’ un vero grido di aiuto, per placare la nostra sete di affetto, di considerazione. Nel ritornello il ritmo cresce e con esso la voce che urla la sua richiesta di un abbraccio. Il disco si chiude con una disarmante e gridata genuinità. Un album di un rock sincero e diretto.

Sara Fabrizi

Black Foxxes: I’m Not Well

Autore: Black Foxxes

Titolo Album: I’m Not Well
Anno: 2016

Casa Discografica: Search & Destroy / Spinefarm / Universal Music Group
Genere musicale: rock/ depression pop

Voto: 8
Tipo: CD

Sito web: http://www.blackfoxxes.bigcartel.com/

Membri band:
Mark Holley – voce e chitarra
Tristan Jane – basso
Ant Thornton – batteria

Tracklist:
1. I’m Not Well
2. Husk
3. Whatever Lets You Cope
4. How We Rest
5. River
6. Maple Summer
7. Bronte
8. Waking Up
9. Home
10. Slow James Forever
11. Pines

Torna il rock britannico, di un certo spessore. Non più il solito brit pop che strizza l’occhio all’ormai abusato onnipresente indie. Ma del vero rock, puro e duro. I Black Foxxes sono una rarità nello scenario inglese, ormai abitato da anni da gruppi tutti uguali che si fanno il verso a vicenda. I Black Foxxes sono un power trio proveniente dal Devon, dalla città di Exter per la precisione. Mark Holley, Tristan Jane e Ant Thornton hanno esordito nel 2014 con l’EP Pines che è stato un successo e da lì hanno lavorato alacremente fino a finire sotto l’egida della label Spinfarm Records, che fa capo alla Universal. I’m Not Well è il loro album d’esordio e ha di certo contribuito a rendere il 2016 un anno più decisamente rock. 11 tracce per la totale durata di 43 minuti che ti catturano e inquietano dall’inizio alla fine. Le liriche sono intrise di dipendenze, rinascite, disagi e frustrazioni. C’è rabbia ed energia, rese benissimo dalle atmosfere rock caratterizzate da una forte intensità emotiva derivante sia dal cantato del vocalist, brillantemente urlato, sia da un’esecuzione minuziosa e che non disdegna gli effetti. L’album si apre con la title track, I’m Not Well, in cui l’interpretazione vocale di Mark è davvero notevole e sembra quasi voler squarciare un cielo grigio e minaccioso con la sua forza limpida. Ne segue la breve Husk e poi la emotivamente carica Whatever Lets You Cope. Il pattern dei brani rimane abbastanza costante durante tutto il disco, con una costruzione musicale che fa molto affidamento sull’espressività vocale di Holley, ancora ben rappresentata nella quarta traccia, How We Rust, che presenta, nella parte finale, qualche concessione alla psichedelia. Ne segue River, una sorta di semi-lento dove i toni si abbassano un pò, ed è un bene a mio parere perché introduce un momento di riposo e riflessione che stempera la forte adrenalinicità del disco. Le parti più lente si alternano a qualche concessione vocale piuttosto gridata. Un bell’esempio di varietà stilistica all’interno di un pezzo. Interessante è la sesta traccia, Maple Summer, con un esordio più southern rock e aggressivo, che dona varietà ad un album altrimenti un po’ troppo uniforme. In questo pezzo i decibel si alzano e la voce di Mark svetta. Segue Bronte, brano più introspettivo. L’ottava e la nona traccia, rispettivamente Waking Up e Home, si caratterizzano per un massiccio dispiego di chitarre elettriche e riverberi. La decima traccia è Slow Jams Forever, un pezzo in cui ritroviamo tutto il sound caratterizzante della band. E’ qui che dispiegano tutte le loro particolarità, facendone un po’ il proprio marchio distintivo. Pines è il brano di chiusura. Qui si raccontano le incertezze della vita e si tirano le fila del disco facendo leva su un’esecuzione molto intensa ed emotiva. Un altro brano semi-lento che poi cresce dando naturalmente spazio e risalto alla timbrica emozionale del cantante.
Un album rock, di rabbia, ribellione e riflessione che arriva all’anima.

Sara Fabrizi

MVx2 – STEP OFF (2017)

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    • Artista: MVx2
    • Album: STEP OFF
    • Anno: 2017
    • Genere: Alternative
    • Durata: 34:00

1.

Rock Candy 03:29

2.

The Good Rock 03:20

3.

The Sweetest Thing w Grankspoine & Cline 03:02

4.

In Mind w Grankspoine 03:30

5.

The King of Nothing Town 03:39

6.

The Truth of It 03:29

7.

Step Off 03:37

8.

Too Old 03:06

9.

C-L Poseur 03:18

10.

Train in the Rain 03:27

 

Iguana Death Cult – The First Stirrings of Hideous Insect Life (2017)

Psychedelic rock che strizza l’occhio al surf per un secondo album (è sempre il più difficile nella carriera di un artista cit.) molto piacevole da ascoltare in loop.

Il singolo Can of Worms ricorda qualcosa dei Primus, e pezzi come Jellyfish e The Dreamer fanno sentire un po’ in estate, con una birra in mano al sole.

Non mancano però i brani che fanno tamburellare i piedi come Mutterschiff 308 e Voodoo Mirror. Ci vuole determinazione e immaginazione per avere le uova d’oro della gallina dello psych rock.

Da tenere d’occhio.

 

Jimi Kokko – Form Under Load (2017)

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    • Artista: Jimi Kokko
    • Album: Form Under Load
    • Anno: 2017
    • Genere: Alternative
    • Durata: 34:53

1.

We Surrender 04:08

2.

Brot Und Wasser 02:59

3.

Les Billets De Train 04:20

4.

The Unnightly Drought 05:08

5.

Θάλαττα 02:45

6.

Unless We Do 03:48

7.

Gare Montparnasse 06:36

8.

No Complex Harmony In The Minimalist Zone 05:07