Deshody – Collapsing Colors

Mi capitò di ascoltare questo album per caso, e pensai “‘mmazza, bravi ‘sti qua; italiani, primo album: li passo nella prossima diretta“. Così ho fatto. Solo dopo ho scoperto che quel gruppo era quello dell’amico Domenico “Mimmo” “James” Gesmundo . I casi della vita. Mi sono poi precipitato ad ascoltarli anche live a Metal Assault al Dens (FR).

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Kraftwerk – Trans Europe Express

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I Kraftwerk (nome che , in italiano, suona più o meno come “centrale elettrica”) sono un gruppo che ho imparato ad apprezzare solo da un anno a questa parte. Grazie al gentile suggerimento del mio amico Luca [le aule studio della facoltà di Ingegneria sono piene di risorse a volte, sapete?] . Con questa recensione analizzerò uno dei lavori di punta, forse uno dei più riusciti del gruppo: Trans Europe Express.

Con i Kraftwerk l’elettronica inizia ad abbandonare il suo ambiente di nicchia per espandersi verso altri mondi, contaminando e dando spunto alla nascita di nuovi generi (che ci crediate o no , una campionatura di un brano di quest’album è stata utilizzata da uno dei primi gruppi Hip Hop).  Si tratta quindi di un gruppo vitale che ha dato un enorme contributo alla nascita e allo sviluppo di molti generi moderni, oltre ad aver deliziato le orecchie e l’intelletto di molti ascoltatori [me compreso].

Questo lavoro è caratterizzato da un massiccio uso del sequencer che dona un certo senso di ripetitività al lavoro ma attenzione. Il voler essere ripetitivi non significa essere banali ,visto che gli arrangiamenti sono curati ed elaboratissimi [provare per credere, se si pensa che l’album è datato 1977] ma significa voler dare al lavoro una certa anima  futurista , nel senso letterario del termine. Basti pensare al concetto di alienazione dell’uomo (ripreso nell’album successivo, the man machine) in cui l’essere umano, schiavo ed amante di una tecnologia sempre più presente ed egemone, è imbrigliato in una monotonia e ripetitività estenuante. Questo Ralf Hütter e Florian Schneider l’avevano capito e vogliono trasmetterlo anche a noi attraverso i loro lavori. Sono sicuro che, una volta appurato questo, non avrete più lo stesso approccio con la musica elettronica in generale (ovviamente mi riferisco sempre a lavori di un certo calibro).

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Leprous – Coal

leprouscoalcoverlgNello stesso anno di Dream Theater è uscito quest’album. Da una parte un progressive che manca di atmosfera e verve compensando con una buona dose di tecnica, e che più che altalenante è simile ad un katoon; dall’altra un album tutto di un pezzo, che ti mette nell’atmosfera classica del prog-metal dalla prima all’ultima canzone. Da una parte testi poco interessanti e che ricercano poesia fine a sé stessa, dall’altra una coerenza ed un’espressione di sensazioni e dimensioni.

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Silver Mt. Zion: Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything

(Quella che segue non è una vera e propria recensione dell’album ma le impressioni a caldo man mano che ascolto il disco per la prima volta. Magari queste impressioni cambieranno con un secondo ascolto.)

Da dove cominciare,

credo sia meglio parlare della trave, come prima cosa:

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Addio a Pete Seeger, folksinger e pacifista (di Sara Fabrizi)

“This machine surrounds hate and forces it to surrender.”

1610047_10203133080671021_1747494436_n“Questo strumento circonda l’odio e lo costringe ad arrendersi. “ Una frase lapidaria e potentissima nella sua scarna semplicità. Un vero inno alla pace e alle potenzialità pacifiste della musica.

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Riflessioni post-ennesima visione di Easy Rider (di Sara Fabrizi)

1535707_10202962369843357_380598676_nParlano, parlano di libertà ma quando vedono un individuo davvero libero ne hanno paura.. E’ il tema che ha ispirato canzoni, film, letteratura… E’ l’ancestrale bisogno dell’uomo di affermare la propria individualità ed unicità in contrasto con le costrizioni e le convenzioni  sociali, è l’antica dicotomia Natura vs Cultura. Un tema che potrebbe sembrare trito e ritrito ma che non deve mai farci smettere di pensare. Proprio qualche giorno fa ho avuto modo di arrovellarmi di nuovo il cervello su questo dilemma rivedendo uno dei miei cult movie preferiti..Easy Rider.

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I 10 “migliori” album del 2013 (con “secondo me” d’obbligo)

La verità è che sto leggendo troppi dei soliti articoli con i migliori album dell’anno che sta per finire e mi è venuta voglia di farlo anch’io.

I miei preferiti ve li spiattello senza troppe spiegazioni.

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[CineWaste] “The Bothersome man” (di Gabriella Marsigliese)

Esistono alcune forme di “spostatezza” negli individui, tra cui quella dell’”ipersensibile affettivo”, esemplificata in un film del 2006 diretto dal norvegese Jens Lien: “The Bothersome man”.
È un film straordinariamente originale e strano, ma la sua stranezza non è da intendersi come un qualcosa di misterioso, perché il senso profondo è molto chiaro: la contrapposizione fra un individuo “spostato”  in quanto l’unico a provare delle emozioni, in un sistema sociale in cui le emozioni sono semplicemente bandite così come i toni caldi della fotografia.
È una rappresentazione immaginaria come atto d’accusa del sistema contemporaneo, in cui, ovviamente, il peso delle norme sociali viene concepito come una sorta di richiesta disumanizzante che schiaccia la sensibilità dell’individuo. La società dei “normali”, viene mostrata nella sua totale funzionalità ma in un totalmente anche spiazzante deserto vuoto di emozioni. I “normali” sono persone che hanno tutto apparentemente in ordine, salvo i sentimenti.

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