I 10 “migliori” album del 2013 (con “secondo me” d’obbligo)

La verità è che sto leggendo troppi dei soliti articoli con i migliori album dell’anno che sta per finire e mi è venuta voglia di farlo anch’io.

I miei preferiti ve li spiattello senza troppe spiegazioni.

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[CineWaste] “The Bothersome man” (di Gabriella Marsigliese)

Esistono alcune forme di “spostatezza” negli individui, tra cui quella dell’”ipersensibile affettivo”, esemplificata in un film del 2006 diretto dal norvegese Jens Lien: “The Bothersome man”.
È un film straordinariamente originale e strano, ma la sua stranezza non è da intendersi come un qualcosa di misterioso, perché il senso profondo è molto chiaro: la contrapposizione fra un individuo “spostato”  in quanto l’unico a provare delle emozioni, in un sistema sociale in cui le emozioni sono semplicemente bandite così come i toni caldi della fotografia.
È una rappresentazione immaginaria come atto d’accusa del sistema contemporaneo, in cui, ovviamente, il peso delle norme sociali viene concepito come una sorta di richiesta disumanizzante che schiaccia la sensibilità dell’individuo. La società dei “normali”, viene mostrata nella sua totale funzionalità ma in un totalmente anche spiazzante deserto vuoto di emozioni. I “normali” sono persone che hanno tutto apparentemente in ordine, salvo i sentimenti.

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[RevieWaste] Cocteau Twins – Treasure

Il mio primo approccio con i Cocteau Twins è avvenuto “ascolticchiando” alcune tracce del loro album d’esordio, Garlands, dalle sonorità decisamente darkwave . Ma quello di cui parlerò adesso è forse il loro album più famoso . Il capostipite di tutto quel filone musicale  che verrà chiamato, successivamente, dream-pop. Non fatevi ingannare dalla parola “pop”, dicitura recentemente abusata, sfruttata e spesso indice di lavoro discografico per adolescenti disincantate o da casalinghe disperate e sessualmente represse,  cantata e suonata da gruppi che  , per le loro doti, dovrebbero solo esibirsi alla sagra della salsiccia.

Già dalla prima traccia (Ivo) vi renderete conto che quello che vi appresterete ad ascoltare sarà un disco sicuramente fuori dal comune. Ed è qui che Elizabeth “Liz” Fraser (senza nulla togliere al gruppo tutto)  sfodera la parte migliore di sé. Accompagnata da una chitarra acustica e da una ritmica semplice ma incalzante, Liz da sfoggio di tutta la sua capacità vocale alternando ottave alte e basse con una maestria (ed alchimia oserei dire) uniche creando qualcosa di davvero particolare, sfatando con una sola traccia tutti i pregiudizi commerciali che avrebbero potuto appannare la nostra mente! Il testo che , all’atto pratico, non ha alcun significato apparente:

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[RevieWaste] Mouth Of The Architect – Dawning

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È l’alba.

Vengono alla mente tanti pensieri: How Will This End, The Other Son.

Si guarda il panorama e lo si analizza: Sharpen Your Eyes, Patterns .

Si hanno sensazioni: It Swarms.

Godiamocela.

 

 

 

 

 

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[RevieWaste] Offlaga Disco Pax – Socialismo Tascabile (prove tecniche di trasmissione)

offlaga-disco-pax-musica-streaming-socialismo-tascabile-prove-tecniche-di-trasmissioneL’album di esordio degli Offlaga Disco Pax (nome dettato prevalentemente dal caso: il cantante , perso tra le campagne del bresciano, si imbatté nel paesino di Offlaga. Il nome gli piacque così tanto che decise di utilizzarlo) è ormai datato Marzo 2005. Socialismo Tascabile (Prove tecniche di Trasmissione) è un album dalle sonorità tipicamente elettroniche anni 70 (Lo so rischio di essere banale ma Kraftwerk su tutti). Una novità per il panorama musicale italiano! Ma questa non è l’ unica particolarità del gruppo emiliano. Già perché oltre questo vi è anche la totale assenza di canto. I testi vengono letteralmente recitati in pieno stile Massimo Volume (unica cosa che accomuna i due gruppi TOTALMENTE differenti tra loro) e le musiche non sono altro che l’accompagnamento, il paesaggio , la cornice di queste piccoli frammenti di vita che ci vengono presentati.

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[RevieWaste] Anathema – Alternative 4 ( by Salvatore Uttaro)

anathema-alternative4-coverParliamo di una band che ha influenzato nettamente la mia adolescenza e che ancora oggi ascolto molto volentieri, soprattutto il loro quarto lavoro che andrò tra poco a recensire. Stiamo parlando di Alternative 4 degli Anathema. La band dei fratelli Cavanagh , con questo album, ha iniziato il suo processo di maturazione passando da esordi prettamente doom ad un Gothic Rock che strizza l’occhio al passato ma tiene conto anche di nuove sperimentazioni ed influenze. A svolgere il ruolo da padrone sono, oltre che alla musica, i testi impregnati di una malinconia e di un male di vivere per nulla scontati.

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[RevieWaste] OvO – Abisso

ovo-abissoSfogliando una rivista musicale in edicola ho notato un riquadro in un angolo con una ragazza che aveva dei dread che arrivavano alle caviglie e con una faccia che sembrava volesse mozzicare il microfono. Il nome della band era OvO. Come una faccina con un becco. Una volta associato il nome ad una copertina di un album ho realizzato che l’avevo già visto da qualche parte tra i miei ascolti consigliati.

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[RevieWaste] Il concerto di Neil Young a Roma (a cura di Sara Fabrizi)

998748_10201725769089111_1993925145_n“Rock’n’roll can never die”: il rock’n’roll non può morire. Lo cantava nel 1979, Neil Young, e continua a gridarlo oggi. Una banalità? Forse, ma non in bocca a lui. Nessuno come questo allampanato canadese, infatti, ha incarnato il rock in tutte le sue anime; lo ha vissuto dentro: nei nervi, nella pancia, nel cuore. Al punto che oggi ne porta addosso i segni: il viso solcato dalle rughe, la schiena ingobbita, l’aspetto terribilmente vissuto. Tutto, in lui, mostra le tracce di una lunga battaglia: quella contro l’alcol e le droghe, contro i fantasmi degli amici scomparsi, contro le nevrosi e i dolori d’una vita.

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[RevieWaste] Hellblinki – Oratory

Gli Hellblinki sextet sono un trio steampunk del Nord Carolina. Detto così sembrano degli idioti, ma come ogni gruppo indie che tenta di emergere, cerca di far riscontrare un qualcosa di strano sin dal nome. Il loro unico album che ho e’ Oratory, acquistato circa due settimane fa; mi hanno colpito sin da subito,vuoi per la voce del cantante fortemente modificata attravero filtri, vuoi per le sonorita’ particolari, a causa dell’unione di strumenti quali piano, synth e violini. C’e’ da dire, inoltre, che mi hanno sorpreso con la quinta canzone dell’album, Bella Ciao. Dopo i primi quattro brani (il primo si chiama The end, per fare gli alternativi ad ogni costo) abbastanza veloci e melodici, pur avendo la voce del cantante che sembra quasi stonare con il resto, ci ritroviamo con la nota canzone italiana.

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