Collective Waste – Understairs VOL.2 (2017)

Understairs VOL.2 è il terzo album a produzione Collective Waste, completamente free e contenente otto gruppi indie.

Scaricatelo da Bandcamp (https://collectivewaste.bandcamp.com/album/understairs-vol-2)!

I brani sono stati tratti dai seguenti album, con il consenso dei rispettivi proprietari.

Car Seat Headrest – How To Leave Town
(carseatheadrest.bandcamp.com/album/how-to-leave-town)

Del Pelson – DP EP
(delpelson.bandcamp.com/releases)

Harmony Garden – Cold Ground
(harmonygarden.bandcamp.com/album/cold-ground)

Heaveneers – Fascination
(heaveneers.bandcamp.com/album/fascination)

Khan – Ecstasy
(khanofficial.bandcamp.com/album/ecstasy)

L.S.C – Paper Machine
(litesweetcrude.bandcamp.com/album/paper-machine)

Muddy Miles – Guanabana
(muddymiles.bandcamp.com/album/guanabana)

Withering Blooms – New Age Patriot
(witheringblooms.bandcamp.com/album/new-age-patriot)

Il Cerchio Medianico (Un’opera prop di Stefano Agnini) (2017)

Se vi chiedete cosa voglia dire prop (io me lo sono chiesto), ve lo dico subito: prog-pop.  E già qui è interessante notare come si possa concepire un’opera prog pop. SPOILER: non si può.
L’album infatti ha a che fare con il prog solo per quanto riguarda “l’outfit” (l’estetica scelta, la composizione dell’album etc) e non nel modo di suonare o nella musicalità.

Continua a leggere Il Cerchio Medianico (Un’opera prop di Stefano Agnini) (2017)

Collective Waste – Understairs VOL.1 (2016)

Understairs VOL.1 è il primo album a produzione Collective Waste, completamente free e contenente nove gruppi indie.

Scaricatelo dal nostro sito (http://www.collectivewaste.it/album) o da Bandcamp (https://collectivewaste.bandcamp.com/album/understairs-vol-1-2)!

Guida alla lettura della rubrica “Colpo d’occhio”

Salve, sono Marco, benvenuti alla presentazione della mia nuova rubrica “Colpo d’occhio”.

Si tratta essenzialmente di brevi recensioni riguardanti album di artisti emergenti, suddivisa in questo modo:

  • Nome artista
  • Nome album
  • Anno di uscita dell’album
  • Genere
  • Minutaggio album
  • Tracklist
  • Breve biografia (dove disponibile)

A queste informazioni seguirà un pannello riepilogativo con alcuni voti, puramente soggettivi:

  • Qualità audio: qualità della registrazione;
  • Sonorità: uso di strumenti particolari o fusione di suoni non propriamente comuni;
  • Ascoltabilità: l’album si lascia ascoltare o si tratta di un esercizio di stile che però potrebbe risultare pesante?
  • “Indiecità”: è presente un alto livello di “indipendenza musicale” o si tende a copiare ciò che va di moda al momento, arrivando al pop? (questo indicatore non è preso in considerazione nel riepilogo che costituisce il valore finale)
  • In breve: voto finale all’album, scaturito dalla media dei primi tre valori.

Se l’album sarà in freedownload troverete infine un link per scaricarlo o per donare all’artista.

In base ai vostri interessi potrete dunque decidere se dare o meno una possibilità all’album in questione.

Buon ascolto!

Collettivo Phthorà: Chi? Come? Quando? Perché?

Conosco il Collettivo Phthorà da un bel po’. Precisamente da quando non era ancora un collettivo e durante una jam session a casa di Luciano Cocco, si parlava di formare un gruppo di sperimentatori professionisti. I musicisti che ne fanno parte, Luciano appunto, Filippo, Francesco e Ivan, sono quanto di più interessante stia accadendo in questo periodo nella scena musicale di Frosinone.
Si dà il caso che i suddetti siano peraltro amici del sottoscritto, il che non vorrei inficiasse il peso delle mie parole, dato che la nostra amicizia non è che una delle conseguenze di un’affinità musicale e spirituale. Per questo ho deciso di raccontarvi in questo articolo un paio di cose, ovvero come è capitato di conoscerci e perché mercoledì 8 giugno, al Lebò Club di Frosinone, succederà qualcosa di molto importante (segnatevi questa data sull’agenda).
Cercherò di essere scherzosamente didascalico.
Quando ho conosciuto gli attuali membri del Collettivo Phthorà, questi non erano che un gruppo di prodotti umani del Conservatorio di Frosinone, in giro per la provincia, studenti appassionati di jazz, musicisti impegnati a diffondere la propria arte. Ho ascoltato la prima volta Ivan (Liuzzo), senza che ci conoscessimo, mentre suonava in un trio formato da batteria, basso elettrico e vibrafono (forse c’era anche un sax, forse quel sax era Danilo Raponi), e mi colpì soprattutto per una meravigliosa versione di “Naima”.
Luciano (Cocco) e Filippo (Ferrazzoli) invece, risalgono, nella mia memoria, a un momento di molto precedente, quando suonavano nei Coemme2 con Matteo Panetta. Devo al primo, per ragioni che non sto qui a spiegare, il mio ingresso in questa scena meravigliosa di giovani e folli jazzisti del frusinate, che idealmente mi ha portato fino alla scrittura di questo papello.
Francesco Abbate, invece, l’ho conosciuto per ultimo, una sera alla Cantina Mediterraneo. Di lui mi colpirono due cose: un silenzio misterioso e una giacca maestosa.
Questi quattro ragazzi hanno messo su qualcosa di veramente interessante dando vita al famigerato Collettivo Phthorà. Parlare solo di jazz sarebbe eccessivamente riduttivo, si tratta invece di un gruppo di musicisti dedicati alla contaminazione più completa, impegnati a sperimentare, a coinvolgere, a promuovere l’espressione.
L’invenzione più riuscita del Collettivo è stata quella di costruire un appuntamento fisso nel cuore di Frosinone, dove, ogni mercoledì, da alcuni mesi a questa parte, è stato possibile ascoltare, grazie a loro, un catalogo variegato di artisti e proposte, tale da farmi rimpiangere una mia pur breve permanenza nella Capitale. Al Lebò Club, che ormai è diventato uno dei centri nevralgici del discorso musicale della provincia, ho avuto così la fortuna di ascoltarli insieme al talentuoso rapper ADV (sul palco insieme all’altrettanto valido Mind), oppure impegnati con il batterista Stefano Costanzo, o ancora con Wound (googlate il tutto e capirete perché la parola jazz è riduttiva).
Mercoledì scorso, dopo averli lasciati per un po’, li ho ritrovati ad eseguire tre composizioni, in solo (in ordine: Filippo, Francesco e Ivan). È stato proprio chiacchierando con Ivan, dopo il concerto, che ho riacquistato la voglia di parlare della mia passione per la musica improvvisata e parte della colpa di questo fiume di parole è anche sua.
Veniamo ora al secondo punto. Il secondo punto è che mercoledì prossimo, 8 giugno, si chiude la stagione degli appuntamenti settimanali al Lebò, e non con un evento qualsiasi.
Il Collettivo, in formazione larghissima (insieme a Stefano Costanzo e Ron Grieco), suonerà insieme a Lisa Mezzacappa, jazzista americana (di San Francisco), tra le figure di spicco della scena contemporanea americana. Non so come abbiano fatto ma sono felice con loro di questo risultato, avendoli seguiti fin dagli esordi di questa tortuosa ricerca.
Ho scritto tutto l’articolo per dire una ed una sola cosa: questo evento è imperdibile. E detto da un cinico, diffidente, scettico come me è tutto dire. A Frosinone, al Lebò, sta per succedere qualcosa di storico. E non dobbiamo perdercelo per nessuna ragione al mondo.

Per maggiori informazioni: https://www.facebook.com/events/1091963170849991/

P. S. : Sarà presente anche l’autore dell’articolo, opportunamente munito di prevendita.

Sweethead – Mortal Panic EP (2015)

A partire da oggi, quando mi sarà possibile, cercherò di pubblicare una mini recensione di un album a settimana per poi far sentire qualche pezzo dello stesso durante la nostra diretta. Ringrazio in anticipo il sito Noisetrade che mi permette di scoprire artisti emergenti e passare musica nuova ogni volta.

Partiamo con la recensione vera e propria: chi sono gli Sweethead? Si tratta di un gruppo americano alternative rock, composto dalla cantante Serrina Sims, dal chitarrista Troy Van Leeuwen (Queens of the Stone Age, A Perfect Circle, Enemy, Failure), dal bassista Eddie Nappi  (Handsome, Enemy, Mark Lanegan Band) ed il batterista Norm Block (Plexi e Mark Lanegan Band).

Mortal Panic è un EP con il primo estratto del loro nuovo album in uscita nel 2016 insieme ad altri brani difficilmente reperibili altrimenti.

Si divide in sei brani, il primo dei quali è omonimo dell’album, e notiamo subito il sound “sporco” ma comunque ritmato ed orecchiabile, con uno schema classico di intro, strofa e ritornello.

Tunnel Vision Blue rallenta parecchio rispetto al pezzo precedente, e la voce della cantante risulta riconoscibile in mezzo alle varie distorsioni.

In Antony la voce femminile rimane pulita durante le strofe mentre nei ritornelli interviene la voce maschile, più rozza e “lontana”.

Tired Of Waiting ha un ritornello abbastanza particolare, in cui gli strumenti si placano momentaneamente per poi intervenire nuovamente .

Life in Laralay mi ha ricordato molto il Grunge facendoci anche ascoltare sonorità degli anni 80.

L’ultimo brano è P.I.G. (Leg Lifters “Pork Chop” Remix). Non avendo sentito l’originale devo dire che comunque a mio parere il remixer è stato in grado di fare un ottimo lavoro, poichè lo stile dei Sweethead rimane perfettamente riconoscibile.

A chi consiglio quest’album? Forse agli amanti del grunge o in generale delle sonorità distorte, poichè troveranno sicuramente pane per i loro denti. In fondo si tratta pur sempre di un gruppo emergente e secondo me hanno fatto un ottimo lavoro.

Alla prossima!

Presentazione CineBlog

Salve ragazzi, sono Davide Tamburrini e mi occuperò della sezione del blog di Collective Waste dedicata al cinema; Inizialmente non seguirò un filo conduttore ben preciso, infatti vi proporrò le mie opinioni personali, da non professionista ma da semplice appassionato di cinema, riguardanti film di genere e regista diverso. Vorrei non limitarmi a scrivere solamente di film che mi hanno colpito, ma sarei ben disposto a ricevere i vostri consigli sui film che vi sono piaciuti, così che possiate leggere le mie opinioni a riguardo. Le pubblicazioni non avranno una cadenza fissa, anche se cercherò di farne il più possibile; Mi trovo ancora indeciso sul primo film da recensire perché ho 3/4 opzioni in ballo, comunque dovrebbe uscire nel week-end.

Concludendo vorrei ringraziare lo staff di Collective Waste: Marco, Manuel, Joe e Emilio.

Grazie ragazzi, continuate così!