Silver Mt. Zion: Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything

(Quella che segue non è una vera e propria recensione dell’album ma le impressioni a caldo man mano che ascolto il disco per la prima volta. Magari queste impressioni cambieranno con un secondo ascolto.)

Da dove cominciare,

credo sia meglio parlare della trave, come prima cosa:

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Addio a Pete Seeger, folksinger e pacifista (di Sara Fabrizi)

“This machine surrounds hate and forces it to surrender.”

1610047_10203133080671021_1747494436_n“Questo strumento circonda l’odio e lo costringe ad arrendersi. “ Una frase lapidaria e potentissima nella sua scarna semplicità. Un vero inno alla pace e alle potenzialità pacifiste della musica.

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Riflessioni post-ennesima visione di Easy Rider (di Sara Fabrizi)

1535707_10202962369843357_380598676_nParlano, parlano di libertà ma quando vedono un individuo davvero libero ne hanno paura.. E’ il tema che ha ispirato canzoni, film, letteratura… E’ l’ancestrale bisogno dell’uomo di affermare la propria individualità ed unicità in contrasto con le costrizioni e le convenzioni  sociali, è l’antica dicotomia Natura vs Cultura. Un tema che potrebbe sembrare trito e ritrito ma che non deve mai farci smettere di pensare. Proprio qualche giorno fa ho avuto modo di arrovellarmi di nuovo il cervello su questo dilemma rivedendo uno dei miei cult movie preferiti..Easy Rider.

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I 10 “migliori” album del 2013 (con “secondo me” d’obbligo)

La verità è che sto leggendo troppi dei soliti articoli con i migliori album dell’anno che sta per finire e mi è venuta voglia di farlo anch’io.

I miei preferiti ve li spiattello senza troppe spiegazioni.

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[CineWaste] “The Bothersome man” (di Gabriella Marsigliese)

Esistono alcune forme di “spostatezza” negli individui, tra cui quella dell’”ipersensibile affettivo”, esemplificata in un film del 2006 diretto dal norvegese Jens Lien: “The Bothersome man”.
È un film straordinariamente originale e strano, ma la sua stranezza non è da intendersi come un qualcosa di misterioso, perché il senso profondo è molto chiaro: la contrapposizione fra un individuo “spostato”  in quanto l’unico a provare delle emozioni, in un sistema sociale in cui le emozioni sono semplicemente bandite così come i toni caldi della fotografia.
È una rappresentazione immaginaria come atto d’accusa del sistema contemporaneo, in cui, ovviamente, il peso delle norme sociali viene concepito come una sorta di richiesta disumanizzante che schiaccia la sensibilità dell’individuo. La società dei “normali”, viene mostrata nella sua totale funzionalità ma in un totalmente anche spiazzante deserto vuoto di emozioni. I “normali” sono persone che hanno tutto apparentemente in ordine, salvo i sentimenti.

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[RevieWaste] Cocteau Twins – Treasure

Il mio primo approccio con i Cocteau Twins è avvenuto “ascolticchiando” alcune tracce del loro album d’esordio, Garlands, dalle sonorità decisamente darkwave . Ma quello di cui parlerò adesso è forse il loro album più famoso . Il capostipite di tutto quel filone musicale  che verrà chiamato, successivamente, dream-pop. Non fatevi ingannare dalla parola “pop”, dicitura recentemente abusata, sfruttata e spesso indice di lavoro discografico per adolescenti disincantate o da casalinghe disperate e sessualmente represse,  cantata e suonata da gruppi che  , per le loro doti, dovrebbero solo esibirsi alla sagra della salsiccia.

Già dalla prima traccia (Ivo) vi renderete conto che quello che vi appresterete ad ascoltare sarà un disco sicuramente fuori dal comune. Ed è qui che Elizabeth “Liz” Fraser (senza nulla togliere al gruppo tutto)  sfodera la parte migliore di sé. Accompagnata da una chitarra acustica e da una ritmica semplice ma incalzante, Liz da sfoggio di tutta la sua capacità vocale alternando ottave alte e basse con una maestria (ed alchimia oserei dire) uniche creando qualcosa di davvero particolare, sfatando con una sola traccia tutti i pregiudizi commerciali che avrebbero potuto appannare la nostra mente! Il testo che , all’atto pratico, non ha alcun significato apparente:

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[BlueStorieS] L’anima rubata: Robert Johnson e la sua musica

“Morì nel mistero: qualcuno ricorda che fu pugnalato, altri che fu avvelenato; che morì in ginocchio, sulle sue mani, abbaiando come un cane; che la sua morte aveva qualcosa a che fare con la magia nera.”

Greil Marcus

robert-johnsonDopo un’attenta e accurata descrizione del Blues delle origini e del Delta del Mississippi, possiamo raccontarvi una leggenda inquietante ma allo stesso tempo colma di significati e rimandi: stiamo parlando di Robert Johnson, l’archetipo dell’artista maledetto, l’uomo a cui il diavolo ha donato la chitarra e rubato l’anima, colui che ha “inaugurato” il cosiddetto Club 27 (il gruppo dei grandi artisti scomparsi a soli 27 anni). Robert Leroy Johnson nasce a Hazlehurst, l’ 8 maggio del 1911 e fece parte della scena musicale blues sorta nel delta del Mississippi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

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[RevieWaste] Mouth Of The Architect – Dawning

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È l’alba.

Vengono alla mente tanti pensieri: How Will This End, The Other Son.

Si guarda il panorama e lo si analizza: Sharpen Your Eyes, Patterns .

Si hanno sensazioni: It Swarms.

Godiamocela.

 

 

 

 

 

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