Florio’s – Isolamento Momentaneo

Autore: Florio’s

Titolo Album: Isolamento Momentaneo
Anno: 2016

Casa Discografica: Autoproduzione
Genere musicale: rock

Voto: 8
Tipo: CD

Sito web: http://www.floriosband.it/
Membri band:
Valeria Maria Pucci – voce
Marco Nardone – chitarra
Davide Pascarella – basso
Riccardo Bianchi – batteria

Tracklist:
1. Dove
2. Lasciare Il Vuoto Dentro
3. Final Exit
4. Nel Tuo Inferno
5. In Cerca Di Te
6. Ho Sbagliato Tutto
7. Isolamento Momentaneo

Florio’s Atto Secondo. Dopo l’esordio del 2015, l’EP Restare Lucidi, la rock band cassinate torna con un nuovo lavoro. Partorito tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, Isolamento Momentaneo si pone un po’ come il raccolto di ciò che si era seminato prima. Una semina fatta di live, non solo nel Lazio ma in giro per l’Italia, e di partecipazione a contest che spesso li hanno visti vittoriosi. E fatta di songwriting e alacre lavoro in studio, naturalmente. Un album fatto di 6 brani inediti e una cover. La formula rock, decisa e a tratti aggressiva, che si pone in contrasto ed esalta la voce pulita della giovane cantante funziona bene anche questa volta. Confermando un mood iniziale che nel passaggio dall’EP all’album ha subito un fisiologico inasprimento a mio parere. La musica dei Florio’s è di un rock arrabbiato, energico e a tratti impudente. Ideale per veicolare le tematiche trattate nei testi. Si parla di disagio, di rabbia, di delusioni, di disincanto, di solitudine, di perdita di un amore e di ricerca di affetto e punti di riferimento. Demoni e tormenti, di giovani e meno giovani, permeano il songwriting dei 4 musicisti e trovano nel loro modo di essere rock il perfetto veicolo espressivo. E’ come se letteralmente vomitassero addosso a chi ascolta tutta la loro rabbia e disagio mettendo in atto una catarsi che li libera a suono di riff martellanti e chitarre distorte. Ed è come se da questo rituale di esorcizzazione e purificazione rinascessero finalmente liberati e maggiormente propositivi. L’ascoltatore è reso partecipe in questo vortice di energia catartica e riesce ad entrare molto bene nei brani, a farli propri. Il brano che apre l’album, che è anche il primo singolo estratto, è Dove. Un incipit dal gusto punk rock. Veloce, martellante, lascia quasi subito spazio alla voce che, acuta e suadente, quasi urlando ci parla di amore. Di un amore perduto e perso di vista. Una fiamma che non brucia più e che si invoca, per un ritorno forse. Il tormento amoroso in questo brano trova nella parte strumentale un catalizzatore e una valvola di sfogo al contempo. La seconda traccia è Lasciare Il Vuoto Dentro, brano dalla sonorità ironica che esalta la voglia di tagliare col passato, bruciarlo e ricominciare da zero. La terza traccia è Final Exit. Final Exit è il nome di un kit per il suicidio ideato da una donna americana. Il tema affrontato è la violenza che può avere molte facce, non solo quella dei lividi. Qui si racconta la rassegnazione alla violenza da parte di una donna, il punto più basso di questa condizione. Un tema così attuale e tristemente serio è reso con molta veemenza da un ritmo martellante e quasi ossessivo. Chitarre infuocate e batteria lanciatissima. La quarta traccia è Nel Tuo Inferno. Un incipit molto dolce e rilassato che cela un’amara nostalgia. L’argomento trattato è un amore finito male con le riflessioni tristemente lucide che comporta. Tutto il brano è più lento dei precedenti. Non ci sono riff martellanti. Non c’è un rock gridato ma un sound molto più tenue che cresce un po’ per veicolare il ritornello “..sono stato nel tuo inferno, sono stato io il tuo inferno..” Il quinto brano è una cover. Si tratta del rifacimento alla Florio’s maniera del brano tradizionale In Cerca Di Te. Scritto nel ’45 e poi ampiamente reinterpretato, la versione dei Florio’s è vivace, rock e godibile. La scelta di piazzare questa cover è dettata quasi certamente dalla coerenza della tematica trattata con il resto dell’album: la ricerca di un amore perso e il sentirsi soli nella folla sono sfaccettature molto presenti. Cupa ed ossessiva quanto basta, la cover conferisce maggiore verve nella struttura del disco. La sesta traccia è Ho Sbagliato Tutto. Un titolo che esprime dubbio e tormento. Il brano racconta quando si arriva a perdere la propria dignità per l’altro. Essere disposti a qualsiasi gesto per ottenere una carezza, anche inventarsi un’altra identità o raccontarsi un’altra verità. In un contesto di incertezza e sbagli, sempre in agguato nelle relazioni con gli altri, l’invito è quello di “rimanere lucidi”. Un pezzo veloce, un ritmo vivace, a tratti cupo, che si sposa perfettamente con il testo. A chiudere l’album è la title track, Isolamento Momentaneo. Brano cupo, più dei precedenti. Le tinte sono fosche. Il tema trattato è la solitudine affettiva e le ipocondrie annesse. Il senso di isolamento che ci attanaglia. E’ un vero grido di aiuto, per placare la nostra sete di affetto, di considerazione. Nel ritornello il ritmo cresce e con esso la voce che urla la sua richiesta di un abbraccio. Il disco si chiude con una disarmante e gridata genuinità. Un album di un rock sincero e diretto.

Sara Fabrizi

Black Foxxes: I’m Not Well

Autore: Black Foxxes

Titolo Album: I’m Not Well
Anno: 2016

Casa Discografica: Search & Destroy / Spinefarm / Universal Music Group
Genere musicale: rock/ depression pop

Voto: 8
Tipo: CD

Sito web: http://www.blackfoxxes.bigcartel.com/

Membri band:
Mark Holley – voce e chitarra
Tristan Jane – basso
Ant Thornton – batteria

Tracklist:
1. I’m Not Well
2. Husk
3. Whatever Lets You Cope
4. How We Rest
5. River
6. Maple Summer
7. Bronte
8. Waking Up
9. Home
10. Slow James Forever
11. Pines

Torna il rock britannico, di un certo spessore. Non più il solito brit pop che strizza l’occhio all’ormai abusato onnipresente indie. Ma del vero rock, puro e duro. I Black Foxxes sono una rarità nello scenario inglese, ormai abitato da anni da gruppi tutti uguali che si fanno il verso a vicenda. I Black Foxxes sono un power trio proveniente dal Devon, dalla città di Exter per la precisione. Mark Holley, Tristan Jane e Ant Thornton hanno esordito nel 2014 con l’EP Pines che è stato un successo e da lì hanno lavorato alacremente fino a finire sotto l’egida della label Spinfarm Records, che fa capo alla Universal. I’m Not Well è il loro album d’esordio e ha di certo contribuito a rendere il 2016 un anno più decisamente rock. 11 tracce per la totale durata di 43 minuti che ti catturano e inquietano dall’inizio alla fine. Le liriche sono intrise di dipendenze, rinascite, disagi e frustrazioni. C’è rabbia ed energia, rese benissimo dalle atmosfere rock caratterizzate da una forte intensità emotiva derivante sia dal cantato del vocalist, brillantemente urlato, sia da un’esecuzione minuziosa e che non disdegna gli effetti. L’album si apre con la title track, I’m Not Well, in cui l’interpretazione vocale di Mark è davvero notevole e sembra quasi voler squarciare un cielo grigio e minaccioso con la sua forza limpida. Ne segue la breve Husk e poi la emotivamente carica Whatever Lets You Cope. Il pattern dei brani rimane abbastanza costante durante tutto il disco, con una costruzione musicale che fa molto affidamento sull’espressività vocale di Holley, ancora ben rappresentata nella quarta traccia, How We Rust, che presenta, nella parte finale, qualche concessione alla psichedelia. Ne segue River, una sorta di semi-lento dove i toni si abbassano un pò, ed è un bene a mio parere perché introduce un momento di riposo e riflessione che stempera la forte adrenalinicità del disco. Le parti più lente si alternano a qualche concessione vocale piuttosto gridata. Un bell’esempio di varietà stilistica all’interno di un pezzo. Interessante è la sesta traccia, Maple Summer, con un esordio più southern rock e aggressivo, che dona varietà ad un album altrimenti un po’ troppo uniforme. In questo pezzo i decibel si alzano e la voce di Mark svetta. Segue Bronte, brano più introspettivo. L’ottava e la nona traccia, rispettivamente Waking Up e Home, si caratterizzano per un massiccio dispiego di chitarre elettriche e riverberi. La decima traccia è Slow Jams Forever, un pezzo in cui ritroviamo tutto il sound caratterizzante della band. E’ qui che dispiegano tutte le loro particolarità, facendone un po’ il proprio marchio distintivo. Pines è il brano di chiusura. Qui si raccontano le incertezze della vita e si tirano le fila del disco facendo leva su un’esecuzione molto intensa ed emotiva. Un altro brano semi-lento che poi cresce dando naturalmente spazio e risalto alla timbrica emozionale del cantante.
Un album rock, di rabbia, ribellione e riflessione che arriva all’anima.

Sara Fabrizi

MVx2 – STEP OFF (2017)

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    • Artista: MVx2
    • Album: STEP OFF
    • Anno: 2017
    • Genere: Alternative
    • Durata: 34:00

1.

Rock Candy 03:29

2.

The Good Rock 03:20

3.

The Sweetest Thing w Grankspoine & Cline 03:02

4.

In Mind w Grankspoine 03:30

5.

The King of Nothing Town 03:39

6.

The Truth of It 03:29

7.

Step Off 03:37

8.

Too Old 03:06

9.

C-L Poseur 03:18

10.

Train in the Rain 03:27

 

Iguana Death Cult – The First Stirrings of Hideous Insect Life (2017)

Psychedelic rock che strizza l’occhio al surf per un secondo album (è sempre il più difficile nella carriera di un artista cit.) molto piacevole da ascoltare in loop.

Il singolo Can of Worms ricorda qualcosa dei Primus, e pezzi come Jellyfish e The Dreamer fanno sentire un po’ in estate, con una birra in mano al sole.

Non mancano però i brani che fanno tamburellare i piedi come Mutterschiff 308 e Voodoo Mirror. Ci vuole determinazione e immaginazione per avere le uova d’oro della gallina dello psych rock.

Da tenere d’occhio.

 

Jimi Kokko – Form Under Load (2017)

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    • Artista: Jimi Kokko
    • Album: Form Under Load
    • Anno: 2017
    • Genere: Alternative
    • Durata: 34:53

1.

We Surrender 04:08

2.

Brot Und Wasser 02:59

3.

Les Billets De Train 04:20

4.

The Unnightly Drought 05:08

5.

Θάλαττα 02:45

6.

Unless We Do 03:48

7.

Gare Montparnasse 06:36

8.

No Complex Harmony In The Minimalist Zone 05:07

Heirloom Monsters – The C in the Moon (2017)

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    • Artista: Heirloom Monsters
    • Album: The C in the Moon
    • Anno: 2017
    • Genere: Alternative
    • Durata: 34:04

1.

Follow the Swallow 02:42

2.

Purgatory (I’m the Ghost) 03:07

3.

The Blue Heron 04:42

4.

The Bubble 03:27

5.

Blown Out 04:07

6.

Chthonic Love, Part II 02:04

7.

RNR 03:40

8.

Ode 03:37

9.

Chthonic Love, Part I 03:07

10.

Aubade 03:26

 

Heteroticisms Volumes 1 to 4 – V.A. (Land Animal Tapes, 2016)

Si tratta di un progetto di musica elettronica sperimentale ad iniziativa della netlabel californiana Land Animal Tapes, che rilascia dischi in cassette in serie limitata e in formato digitale con la formula del “name your price”, ossia paga quanto vuoi.

A questo progetto hanno partecipato diversi artisti, con un leitmotiv più o meno comune e apportando ognuno il suo contributo stilistico. Si tratta di musica d’ambiente sì, ma per un ambiente particolare. Per una stanza vuota semibuia dove si medita, per uno spazio dove si legge, per uno stanzone industriale con opere d’arte, per una lunghissimo viaggio in aereo.

La raccolta nel complesso fa leva sulla delicatezza e l’ispirazione della composizione elettronica che non guarda indietro a nessun canone e sta solo a creare una atmosfera sonora da respirare.

Il primo volume è a firma TüTH / Heinali e si apre con suoni campionati prettamente elettronici e da un digeridoo, i cui echi formano sequenze ritmate ed immersive. Non si fossilizza e osa suoni orecchiabili prestati da altri generi come l’hip-pop.

Il secondo volume si dedica completamente ai sintetizzatori più “vecchia scuola”, ed è ad opera di Scattered Purgatory / Eolomea. È quello dai tempi più dilatati con 1 ora in 2 brani che procedono per grado di concentrazione sonora verso una rarefazione quasi completa.

Il terzo volume apre in continuità con il secondo, e con “Music for Imaginary Scenarios” si intraprende lentamente un viaggio in un mondo che vede l’equivalente sonoro di una vallata popolata da strane ritrose creature immaginarie. Chiusa la traccia di Anders Brørby se ne aprono 4 di Oomny Mozg tutte dallo stesso titolo (testa nera) ma sottotitolate diversamente a significare una suddivisione per capitoli di una stessa traccia più che per tracce diverse. Ogni brano utilizza sintagmi sonori affini al suo titolo: un ritmo rituale condensatamente orientale per il filisteo,  la voce umana per il professore, il cinematic per il terzo uomo, un suono tratteggiante per lo scriba. 

Il quarto ed ultimo volume vede la coppia Aidan Baker X Lärmschutz dove la X sostituisce la / tipica degli split album, a suggerire che i brani sono composti a quattro mani. Aidan Baker è forse più noto rispetto agli altri per le sue molteplici composizioni di buon successo nel suo genere.
Ci troviamo qui davanti all’espressione più autentica della composizione minimale elettronica ambientale contemporanea. In due atti per un totale di 40 minuti si è trasportati con un ascolto che sprofonda da subito e per la sua intera durata. Per la pace dei sensi e la meditazione tanto quanto per un ascolto attento, come si conviene ai capolavori.

Complimenti a tutti gli artisti e alla label per un progetto davvero ben riuscito.

 

The Thick Woman Rebound – Trouble In Tickle Town (2017)

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    • Artista: The Thick Woman Rebound
    • Album: Trouble In Tickle Town
    • Anno: 2017
    • Genere: Alternative Funk
    • Durata: 46:29

1.

PlatinumBlondePixieCutButtSuperFan 02:44

2.

Treat Your Speakers 04:19

3.

Set The Record Straight 04:10

4.

Rastasafarian 04:20

5.

Your Mommy And Daddy Didn’t Want You (But I Do) 03:01

6.

Every God Damn Night 04:20

7.

Downtown With The Detective 01:29

8.

Rub A Dub Bubble Scrub It Down (Do Me) 04:00

9.

Danny At The Denny’s Lot 04:20

10.

Somethin’s Brewin’ 02:11

11.

Gum Stuck Up In It 03:24

12.

Cuppa Sugar 01:13

13.

The Ballad Of Johnny Butt 02:24

14.

Have Ya Heard? 04:20