InterWaste – Winter Severity Index (Human Taxonomy, 2016)

“Human Taxonomy” è il secondo LP pubblicato a nome Winter Severity Index.

Uscito in questi giorni per i tipi di Manic Depression Records, è stato recentemente presentato in anteprima alla venticinquesima edizione del Wave-Gotik-Treffen di Lipsia, ricevendo una caldissima accoglienza di pubblico.

“Human Taxonomy” (tassonomia umana) nasce da una riflessione sulla pressante volontà classificatoria dell’essere umano, non solo nei confronti della realtà a lui circostante, ma anche di se stesso. L’uomo ridotto a una categoria, incasellato in un ruolo che deve necessariamente ricoprire per essere riconosciuto dalla società, vede sostituire la sua personalità con un modello precostituito, al quale sente in qualche modo di dover aderire, rivendicando, tuttavia, l’esigenza di differenziarsi da esso. Ma anche nel suo dichiararsi diverso, a volte, l’uomo incappa di nuovo in un gioco di maschere ed etichette dal quale è difficile liberarsi definitivamente. Ne consegue un senso di dolorosa alienazione dal suo essere più intimo, che rivendica, infine, la libertà di vivere nelle sfumature e nelle ambiguità.

Collective Waste : Il vostro lavoro è molto strumentale e ambientale, e rimanda a molte sonorità della dark­wave e degli anni ’80. Come siete approdate a questo genere? C’è qualche influenza di Siouxsie Sioux?

Winter Severity Index : Direi proprio di no. Non basta essere donne e amare la darkwave per essere di conseguenza accostate a Siouxsie, sì insomma, troppo facile, no?
Ci piace Siouxsie ovviamente ma non è mai stata un punto di riferimento per la nostra musica. A questo genere non siamo “approdate”, è la musica con la quale siamo cresciute. Del resto non si sceglie a tavolino che tipo di musica voler fare quando ci si ripromette di fare qualcosa di autentico. E mi sento di dire senza paura di smentite che nella nostra musica c’è molto di più di un semplice revival. Le etichette di genere, appunto, possono aiutare, ma non possono sostituirsi alla sostanza.

CW :  Il gioco delle maschere e delle etichette, vere o finte, che facciamo nostre ci porta ad una alienazione e ad una certa insofferenza al vivere comune e la musicalità che avete scelto si sposa bene con questo sentimento. Nell’album avete affrontato il problema o l’avete solo descritto?

WSI : Il problema è chiaramente irrisolvibile. Il compito della musica di un certo tipo e dell’arte in generale è porre domande, non dare risposte.

CWSono curioso di sapere quali sono le vostre pratiche di composizione (della musica e dei testi). C’è un ordine, una produzione suddivisa in qualche modo?

WSI : Non c’è un processo ben preciso che seguiamo sempre. Di volta in volta i pezzi si sviluppano in maniera differente, partendo da una linea di canto o da una linea di basso, da un loop di drum machine… non ci sono strade univoche da seguire nella composizione, se così fosse mi sarei già stancata da tempo.

CW : Vi sentite più revivaliste o contemporanee?

WSI : Il presente è fatto anche di passato. Non veniamo dalla Luna, abbiamo una cultura musicale abbastanza estesa alle spalle. Quindi è normale che gli ascolti si sentano nella nostra musica, come del resto in tanta musica che viene prodotta in questi anni. Francamente siamo anche un po’ stanche di essere giudicate sempre e solo attraverso confronti con la darkwave degli anni Ottanta. La darkwave/ coldwave/ synth wave o come la vogliamo chiamare oggi, è viva e vegeta tuttora. E non si tratta di semplice revival. Non ci interessa essere “alla moda” e non ci è mai interessato. Ma a ben vedere, se si ascoltano cose che vengono prodotte in questi anni ( e noi lo facciamo!) sentiamo la presenza di un sound comune a tante band, che sono cresciute evidentemente coni nostri stessi ascolti. Se pensate che sia arrivato il momento di trovare nuovi modi di definire questo tipo di sonorità accomodatevi, questo non è compito nostro.

CWProvate a dirmi un concetto che siete riuscite a rendere e uno che non siete riuscite a rendere all’interno dell’album.

WSI : Se oggi pensassimo di non essere riuscite a rendere con la nostra musica le atmosfere che avevamo intenzione di creare, staremmo ancora lavorando all’album. Quindi, per quanto ci riguarda, il punto è stato evidentemente messo. A voi la lettura.

 

 

P.S. : se questa interwaste non vi ha detto niente, è normale. Ma a differenza di altre recensioni, questa può essere usata come fuffa-metro.

Pubblicato da

Manuel D'Orso

Manuel D'Orso

Email: manuel.dorso@collectivewaste.it

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