Intervista ai Karmamoi : The Day Is Done

In occasione dell’uscita di The Day Is Done abbiamo voluto chiedere qualcosa in più ai Karmamoi, band italiana attiva dal 2008 e che si distingue nella scena prog italiana per l’attenzione al suo sound e all’espressività musicale.
Senza lasciarsi andare ai cliché tradizionalisti e con un’orecchio attento al contemporaneo hanno prodotto un album progressivo melodico con una ispirata sintesi musicale e narrativa. Continua a leggere Intervista ai Karmamoi : The Day Is Done

Kingcrow – The Persistence (2018)

Non sarà l’unica recensione di questo album, e mi compiaccio del buon riscontro che ha trovato il lavoro della formazione nata dalla provincia, ad Anguillara Sabazia (Roma).

Di fine gusto melodico, accostabile ad alcuni più freddi passaggi dei Soen di Lykaia e al tocco dei Riverside (a proposito, sono tornati).
Un progressive rock ispirato ed attento, sia nelle tracce orecchiabili e un po’ americane come Everything Goes, Devil’s Got  A Picture sia in quei passaggi che sembrano qua e là rubati ai Leprous come in Drenched, Closer.

Non mancano pezzi più riflessivi e strutturati come l’omonimo The Persistence e Every Broken Piece Of Me sempre coerenti con l’ambientazione generale che è introspettiva ed emozionale.

Una piacevole sorpresa positiva dal panorama del progressive italiano, che si va a piazzare nella bacheca degli ascolti di riferimento del loro genere di quest’anno.

 

Una Striscia di Terra Feconda – Vincent Courtois Trio, Giovanni Guidi & Theo Ceccaldi @ Tivoli, 4/9/18

Mi sono trovato a Tivoli durante la seconda serata del festival Una Striscia di Terra Feconda, tour di concerti franco-italiano di jazz e improvvisazione.
Ho partecipato senza sapere nulla degli artisti che si sarebbero esibiti, e voglio commentare qui le mie impressioni.

L’ambientazione della terrazza della pallacorda nella Villa D’Este è già d’eccezione, affacciandosi sul bellissimo complesso di giardini e giochi d’acqua durante l’orario più romantico, il tramonto.
L’occhio è caduto anche sulla qualità dell’amplificazione (Meyer Sound) e della microfonazione degli strumenti, molti dei quali acustici. Attenzione al dettaglio confermata dal direttore artistico che ha introdotto il concerto e che, c’è da ammettere, rende l’esperienza d’ascolto impeccabile.
Dinamicità, orientamento, nitidezza e sugli strumenti elettroacustici un dettaglio quasi incredibile.  Continua a leggere Una Striscia di Terra Feconda – Vincent Courtois Trio, Giovanni Guidi & Theo Ceccaldi @ Tivoli, 4/9/18

Between The Buried And Me – Automata II (2018)

Si poteva immaginare che sarebbe arrivata, anche se è sorprendente quanto presto. La parte 2 della piece progressiva iniziata a Marzo con Automata I, già recensito qui, si chiude ora con 33 minuti di continuazione del tema dell’androide, dell’intelligenza artificiale, della coscienza non umana.

Quattro brani, a cominciare con The Proverbial Bellow, in perfetto stile progressive metal tecnico tradizional-Dream Theateresco. La nascita (o il risveglio) di una coscienza macchinica, che ha coscienza di sé ma non sa cosa vuol dire essere al mondo e affronta la sensorialità.

Dopo l’interludio di Glide, parte un delirio psycho-bebop, Voice of Trespass, probabilmente onirico, dove troviamo un riferimento alla forca (gallows) del primo volume. Ma è a The Grid che si affida il completo riempimento dell’album dal lato progressivo. Sempre con una regolare alternanza tra cantato clean e il loro rodato scream, affrontano qui un altro pezzo lungo che tratta, con la loro narrativa indiretta, l’eventuale disfatta dell’umanità per come la conosciamo, a favore di una evoluzione che vede la mente umana come solo una parte del nuovo individuo.

Nel complesso ottima conclusione di un lavoro coerente, coraggioso e ben riuscito, innovando il sound tradizionalmente progressive con le nuove tendenze, in un concept anche narrativamente profondo.

 

Yob – Our Raw Heart (2018)

Non dobbiamo volere artificiali pulsazioni di bellezza, frecce finemente lavorate che vengono scoccate attraverso quella precisa estetica per colpire il centro del bersaglio, che è il nostro ego.

Guardare, respirare, sentire le foglie cadere.
Non c’è niente di bello, e non c’è niente e basta. È il nostro cuore crudo, senza sovrastrutture, battente non esprimente altro se non frenetica attesa .

Ihsahn – Ámr (2018)

Si era già fatto notare, anche se un po’ in sordina, nel 2016 con Arktis il progetto norvegese Ihsahn, one man band di Vegard Sverre Tveitan che ha deciso di cambiare leggermente angolazione rispetto ai ritmi di vocazione progressiva e avant-garde, pur rimanendo fedele al metal moderno e ispirato.

Questo Ámr è pieno di ritmi dritti e parole chiare, come una vera raccolta di canzoni. La forma canzone è relativamente standard, e include dei bei soli e sequenze con un scream ben calibrato vocalmente, anche se è il clean singing che si prende spesso la scena.
I temi sono prettamente metal: distruzione, inesorabilità in una visione apocalittica e individuale.

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The Trick – The Trick

Autore: The Trick

Titolo Album: The Trick
Anno: 2017

Casa Discografica: autoproduzione
Genere musicale: blues, soul, rock, pop
Tipo: EP

Sito web: http://www.thetrick.fr
Membri band:
Lata Gouveia – Vocals
Florent Plataroti – Guitars
Sergio Rodrigues – Hammond B3 / Keyboards
Apollo Munyanshongore – Bass
Benoît Martiny – Drums

Tracklist:
1. Get Down
2. Capital Crime (Voodoo Got)
3. Permanent Dream
4. Roll On Summer
5. Be Zen At The Zoo
6. Pasta

The Trick è l’omonimo EP di esordio di una band molto interessante. Varia al suo interno per la provenienza nazionale dei componenti (Francia – Lussemburgo – Portogallo) e per i generi musicali di riferimento. 6 tracce piene di groove che fondono in maniera caleidoscopica blues, soul, rock, pop e ce li restituiscono in una veste molto accattivante. Sinceramente noi addetti ai lavori restiamo spiazzati ad un primo ascolto, tanta è la roba che c’è dentro. Immaginiamo questo disco come un prisma dalle molteplici e sfuggenti sfaccettature o, meglio, come un caleidoscopio che crea un gioco di riflessi, luci e colori in continuo movimento e per questo mai uguali e definibili chiaramente. E’ una metafora che dovrebbe rendere bene l’idea di questo melting pot di nazionalità, influenze musicali e stili che si riversano nei brani. Il periodo storico-musicale da cui sono partiti è certamente quello dei gloriosi 70s, inesauribile fonte di ispirazione per tutte le band che vogliano muoversi nell’ambito dell’hard rock. Si nota che la band ha fatto proprie le lezioni di leggende del passato, come i ZZ Top ad esempio. Anche se, come detto prima, ricondurre l’album ad un genere specifico è impossibile. Il cantato è energico e al contempo soul, una voce con un range molto ampio che si presta bene alla “schizofrenia” stilistica dell’album. Le ritmiche sono potenti, i riff pesanti, il groove è fisico quasi. Credo che una loro performance dal vivo sia davvero trascinante, se già in studio suonano così “live”. L’impressione all’ascolto è proprio quella che si ha assistendo ad un concerto. Ogni brano poi è variegato al suo interno, contenendo un mix di generi e influenze che di volta in volta predominano o rimangono più in sordina. C’è anche spazio per momenti di maggiore calma e riflessione in alcuni pezzi, toccando un ambito melodico quasi da ballad, ma senza mai perdere il groove. Quello mai. Mi piace moltissimo l’uso dell’organo Hammond, così genuino, così 70s. I suoni vintage con una rinnovata energia rock e una voce soul rendono questo primo lavoro di The Trick assolutamente irresistibile. A mio parere, e come si dice in gergo, una bomba.

Sara Fabrizi

Intervista: Built-In Obsolescence – INSTAR (2018)

Ho incontrato questo album tra le mie ricerche per la mia rubrica metal e in questi casi mi piace approfondire, quindi eccovi un’intervista con il gruppo.

Built-in Obsolescence è un progetto musicale nato a Riccione attivo dal 2010.
La composizione di base metal partì senza limiti portando la band a maturare nel tempo un sound vicino al Progressive e Alternative Metal con influenze Post e Ambient. La composizione e le trame strumentali sono affiancate a tematiche a tratti oscure e introspettive, costruendo dei veri e propri viaggi attraverso i comportamenti, le speranze e i disagi dell’umanità.

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Rivers of Nihil – Where Owls Know My Name (2018)

Metal Blade Records sforna questo album a Marzo ’18 e già ottiene un buon successo, merito del solido valore di questa raccolta.
In molti tratti trattasi di melodic death, ma come vedremo è anche molto di più. L’impostazione è decisamente progressive e, mavà, nichilista; Alcuni momenti con un sax (The Silent Life, Where Owls Know My Name) e i vari soli e raccordi mostrano senza dubbi, un’attenzione alla progressione e un approccio al brano molto diverso dallo standard.

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Michael Lee Firkins Band @ Teatro Stabile Isola del Liri, 31 Marzo 2018

La squadra di Industrie Sonore, dopo averci stupito con effetti speciali alla masterclass di Steve Vai, non si risparmia con un altro bel nome della chitarra, Michael Lee Firkins.

Per chi non conoscesse il nome, trattasi di un chitarrista elettrico americano in azione discografica dal 1990, i cui generi di riferimento sono bluegrass, country e blues ma tutto ovviamente nel sound ombrello del rock e con qualche sprazzo di jazz.

La formazione è un trio, con Barend Courbois al basso (NL, Blind Guardian, ex Vengeance) e Chris Siebken (US) alla batteria. Continua a leggere Michael Lee Firkins Band @ Teatro Stabile Isola del Liri, 31 Marzo 2018