[CineWaste] “The Bothersome man” (di Gabriella Marsigliese)

Esistono alcune forme di “spostatezza” negli individui, tra cui quella dell’”ipersensibile affettivo”, esemplificata in un film del 2006 diretto dal norvegese Jens Lien: “The Bothersome man”.
È un film straordinariamente originale e strano, ma la sua stranezza non è da intendersi come un qualcosa di misterioso, perché il senso profondo è molto chiaro: la contrapposizione fra un individuo “spostato”  in quanto l’unico a provare delle emozioni, in un sistema sociale in cui le emozioni sono semplicemente bandite così come i toni caldi della fotografia.
È una rappresentazione immaginaria come atto d’accusa del sistema contemporaneo, in cui, ovviamente, il peso delle norme sociali viene concepito come una sorta di richiesta disumanizzante che schiaccia la sensibilità dell’individuo. La società dei “normali”, viene mostrata nella sua totale funzionalità ma in un totalmente anche spiazzante deserto vuoto di emozioni. I “normali” sono persone che hanno tutto apparentemente in ordine, salvo i sentimenti.

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Andreas, il protagonista, è qualcuno che evidentemente non è abbastanza insensibile e piatto, lo si riscontra nella storia stranissima del suo mancato inserimento in questa società. La vera umanità è quella fatta anche di componenti emozionali, e invece il mondo vero è freddo e spietato. Troviamo in Andreas, come spesso accade, una componente regressiva nel manifestare la propria forma di nostalgia e disadattamento attraverso pulsioni di carattere propriamente infantile. Riesce sul finale ad avere un minimo “assaggio” di questa felicità emozionale: mette la sua mano per un secondo in uno spazio dalle luci calde, da cui derivano suoni “vivi” di bimbi che giocano, annusa un odore di dolci di merenda, prende un pezzo di torta e lo divora nel tunnel da lui scavato che ricorda tanto il grembo materno. Dunque le emozioni sono rappresentate come regressive e cercano di farsi strada e sopravvivere all’opprimente sistema dei “normali produttivi”, che fa piazza pulita della felicità autentica, della sensibilità “infantile” e di ogni genere di valore umano.

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