Blue Öyster Cult – Heaven Forbid (1998)

Ammetto le mie colpe.

Ho sempre e solo sentito Don’t Fear The Reaper dei Blue Öyster Cult, considerandola un capolavoro ma non andando mai ad approfondire il gruppo dietro al brano.

Una sera decido di ascoltare un loro album per intero, scegliendo Heaven Forbid, del 1998. Appena parte la prima canzone (See you in black) vado a ricontrollare il player, convinto di aver fatto partire un altro album. Verificato che si trattava effettivamente dei BÖC mi sono immediatamente pentito di non averli ascoltati prima, ma non è mai troppo tardi per cominciare a farlo.

See you in black vede un ritmo suddiviso in terzine che si trasforma subito in heavy metal; il brano successivo, Harvest Moon, mi ha immediatamente riportato alla mente lo stile dei BÖC ai tempi di Don’t Fear The Reaper, ma dopo un attimo interviene la chitarra solista ed il ritmo si fa più incalzante, arrivando a creare quello che per me si può definire Progressive.

Power Underneath Despair incomincia con uno stile epico, accelerando verso la fine e accompagnandoci verso un pezzo che sembra iniziare in pieno stile PFM, X-Ray Eyes.

Hammer Back ci quasi prepara con il suo procedere lento ma costante ad ascoltare il pezzo più particolare dell’album (secondo me): Damaged. Questo brano si presenta molto funky e con un tema interessante, le relazioni sociali distrutte dall’uso di droga.

In Cold Gray Light Of Dawn mi sembra quasi di sentire qualche traccia di Angra, mentre nella successiva Real World la chitarra acustica accompagna tutto il pezzo.

Live For Me è melodica, tratta di un incidente stradale in cui un ragazzo finisce per perdere la vita, ma prima di morire dice al fratello di vivere per lui.

In Still Burnin il doppio pedale si affaccia molto frequentemente, mentre l’ultimo pezzo, In Thee, è semi-acustico e per me abbastanza dimenticabile.

In sintesi: sto ascoltando anche i loro album più vecchiotti e forse questo non è il migliore, ma comunque Heaven Forbid contiene pezzi interessanti e mai banali.

Non lasciatevelo scappare!

La copertina venne considerata "pesante" per il mercato europeo e giapponese. Venne quindi commercializzato con questa cover alternativa.
La copertina venne considerata “pesante” per il mercato europeo e giapponese; l’album venne quindi commercializzato con questa cover alternativa.

Commento a “cinquantatré anni sette mesi e undici giorni notti comprese”, personale di Roberta Maola (Casalvieri, Agosto 2015)

11143639_396566697205095_3131916927277548967_nSi rimane senz’altro colpiti, dalla tecnica e dall’evocazione delle opere di questa mostra personale di Roberta Maola: pittrice, grafica, decoratrice casalvierana. Continua a leggere Commento a “cinquantatré anni sette mesi e undici giorni notti comprese”, personale di Roberta Maola (Casalvieri, Agosto 2015)

DAMIEN RICE ALLA CAVEA DI ROMA: UN CONCERTO IN SIMBIOSI CON IL PUBBLICO

Damien Rice

 

 

 

 

Si fa presto a dire Indie Rock. Rock indipendente da etichette e circuito commerciale, anche se poi, malgrado tutto, è proprio questo circuito che la Musica la fa girare. Lo sa bene Damien Rice, straordinario singer e songrwriter irlandese, che pur non essendo ancora diventato “di massa” (e forse mai lo diventerà) stravende i suoi 3 dischi e fa sold out ai suoi concerti. Il New York Times lo ha definito “il più emozionante ed incoerente cantautore al mondo”, non a caso. Continua a leggere DAMIEN RICE ALLA CAVEA DI ROMA: UN CONCERTO IN SIMBIOSI CON IL PUBBLICO

Arch Enemy + Elarmir + Black Therapy + Nerodia @ ORION (Roma, 22/7/15)

11666274_10153488702689090_4212954667663022140_nHa fatto tappa all’ORION di Ciampino il tour europeo degli Arch Enemy, per far ascoltare anche al pubblico italiano il loro ultimo War Eternal dal vivo. Prima di loro tre band di apertura emergenti italiane.

 

 

 

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“White Label”: Il Rock “alla sambuca” targato Sheopard

white labelCosa accade quando i nostri amici Sheopard decidono di mettere di nuovo mano alla loro creatività? Accade che nasce un nuovo singolo, che va ad aggiungersi ai pezzi precedenti pur con uno stile tutto suo. Per l’esattezza il 17 maggio scorso dal VDSS Recording Studio di Morolo esce “White Label” (Stream of Anise). Un pezzo fresco e rock, che parla di un piacere quotidiano quale può essere quello di bere sambuca. L’ispirazione e la creazione artistica ancora una volta sgorgano dalle piccole cose che danno modo di raccontare una storia semplice fatta di convivialità e spensierate serate fra amici. Questo in assoluta continuità con i pezzi precedenti, improntati anch’essi sul racconto del quotidiano. Ciò che invece varia, portandolo quasi ad essere un pezzo “di rottura” con lo stile precedente, è l’impronta decisamente rock che emancipa la nostra band dall’alveo del folk e dello swing in cui gli Sheopard nascono. White Label è un pezzo rock lineare e diretto, da bere tutto in un sorso come un bel bicchierino di sambuca. Lo “stream of anise” , il fluire dell’anice, quasi si percepisce all’ascolto che comunica una freschezza dolce quanto basta. Le sonorità sono semplici, non ci sono virtuosismi. La chitarra di Giorgio, il basso di Luigi, la batteria di Roberto e la voce di Giacomo sono tutte allineate sulla costruzione di un sound puro, vivace e diretto. Fonte di ispirazione i Social Distortion, gruppo punk rock californiano, di cui richiamano il sound accattivante. A me ricordano a tratti i Velvet Underground, trovo un richiamo al pezzo “I’m waiting for the man”. Percezioni soggettive, ad ogni modo. Quello che invece di sicuro arriva un po’ a tutti è una canzone semplice, rock, frizzante ed energica. Easy insomma, come bere una sambuca.

Sara Fabrizi

Yob – Clearing The Path To Ascend (2014)

 

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Un giovane entra in quello che era stato il suo monastero.
Si dirige al giardino, tra le pareti divelte, i rottami e i cadaveri.
Si siede per terra, al centro del giardino, dove c’è una fontana senz’acqua. Sa che non c’è più niente di vivo intorno a lui, niente per cui valga la pena lavorare. Non c’è più gioco di società, non c’è prova di forza.
Ha imparato a non avere più corpo né mente, ad essere lo spettro di sé stesso.
Ora può, finalmente, essere paziente e fissare il tempo scorrere.
Attendere che la prossima generazione di necrofagi gli divorino il midollo.

 

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JANIS M. & THE BROTHERS BAND

JANIS M AND THE BROTHERS BANDVestire i panni della poetessa “maledetta” del rock, incarnare un Mito, e farlo con naturalezza e personalità. Cantare Janis Joplin, fare un tributo alla Blues-woman più forte e fragile di tutti i tempi. Non imitandola ma reinterpretando in maniera fedele ed originale al contempo. Annarita Morra, artista cassinate dall’energia propulsiva, riesce a fare tutto ciò in maniera egregia. Continua a leggere JANIS M. & THE BROTHERS BAND

PENSIERI SPARSI SU BOB DYLAN (e sul suo anno 1965…)

Bringing it all back home

 

 

 

 

 

 

Come approcciarsi alla scrittura di un articolo su Bob Dylan. Come misurarsi con un Grande nonché mio mito personale. Come evitare di cadere nel già detto. Come destare l’interesse di chi lo conosce poco e niente e di chi ne è un cultore. Divisa fra intenti divulgativi e messa a fuoco su un album, un pezzo, una fase particolare. Ecco, tutto questo mio incipit è per dirvi che non ho la minima idea di come muovermi e quindi mi dovete perdonare se risulterò noiosa, banale, troppo settoriale, troppo adorante. Naturalmente spero in cuor mio di risultare quanto meno leggibile e discretamente interessante. Naturalmente è da un po’ di tempo che fremo per scrivere su di lui. Continua a leggere PENSIERI SPARSI SU BOB DYLAN (e sul suo anno 1965…)